domenica 24 maggio 2009

U fistinu di Santa Rosalia


Chi è Santa Rosalia. Santa Rosalia è la santa patrona di Palermo. Venerata da più di tre secoli, è colei che ha liberato dalla peste la mia città nel 1625.

All’epoca del suo intervento miracoloso si conosceva poco della sua storia. Nel tempo molti devoti sono rimasti affascinati dalla purezza e dalla santità del suo stile di vita a tal punto che ogni anno migliaia di pellegrini giungono da ogni parte della Sicilia sul Monte Pellegrino per pregare e chiedere grazie alla Santuzza.


Rosalia Scalia visse tra il 1130 e il 1170. Nata nell’agrigentino dalla nobile famiglia dei Sinibaldi, trascorse la sua giovinezza a Palermo alla corte della regina Margherita, moglie del re Guglielmo I detto il “Malo”.

Promessa in sposa ad un giovane signorotto locale, si dice che, poco prima delle nozze, ebbe in visione davanti allo specchio Gesù Crocifisso che le chiese di ritirarsi in una vita contemplativa e spirituale.


Rosalia rispose subito alla chiamata e visse in solitudine e preghiera in diversi luoghi e boschi della Sicilia tra cui, Santo Stefano di Quisquina e Bivona, emulando la pratica in uso all’epoca dell’anacoretismo.

Il suo pellegrinare si concluse a Palermo sul monte Pellegrino, dove, come narra la tradizione, lei volle essere murata viva.

Nel luogo in cui furono ritrovate le sue reliquie oggi si trova un sontuoso santuario intagliato nella roccia.


Il culto. Il popolo palermitano è molto devoto alla santa che non abbandonò la città nel momento del massimo bisogno. La peste, infatti, nel 1624 stava devastando il capoluogo siciliano.


La storia tramandata oralmente narra che un giorno una nave proveniente da Tunisi e approdata a Palermo portasse con sé a bordo il morbo della peste.

Il flagello in poco tempo si diffuse per tutta la città, mietendo numerose vittime. Tra le vittime, però, si diffusero racconti di guarigioni miracolose per opere di una santa ancora sconosciuta.


Due gli episodi più importanti e documentati.

Il primo è la testimonianza di una donna, una tal Girolama La Cattuta, che, in punto di morte, vide Santa Rosalia. Su suo suggerimento, la povera donna, sfinita dalla “morte nera”, salì su monte Pellegrino dove fu guarita.

Il secondo è il racconto del saponaro Vincenzo Bonelli che aveva perso la moglie a causa della peste. Deciso a suicidarsi, salì sul monte Pellegrino dove gli apparve Rosalia. La santa gli indicò il luogo in cui erano sepolte le sue reliquie e gli chiese di portarle per le vie della città perché avrebbero fatto grandi miracoli.

Il povero uomo, allora, andò dal vescovo Doria che, affascinato dal racconto, avviò delle indagini sulle ossa ritrovate e scoprì che appartenevano ad una giovane donna, Santa Rosalia.

Il vescovo ordinò che si facesse una processione. Al passare delle ossa, tutta la città fu guarita dal morbo fatale.


Il festino…”U fistinu”. Dalla prima processione del 9 Giugno 1625 ad oggi i palermitani sono rimasti fedeli alla santa. Per questo ogni anno, in piena estate, si organizza il “festino”, una serie di spettacoli itineranti in onore della santa miracolosa.


Il festino (per noi palermitani “U fistinu”) inizia il 10 Luglio e si conclude il 15 Luglio. In quei giorni la città è in fervore. Tutti attendiamo con ansia la messa in scena della storia del miracolo. E tutti insieme viviamo un grande momento di identità collettiva.

Il popolo palermitano, unito dalla tradizione, sfila in processione dietro il “Carro Trionfale” della santa, allestito ogni anno da importanti artisti locali e non che mettono il loro talento al servizio della città.

L’iconografia del carro si ripete nel tempo: un vascello, quello recante la peste, un monte, il Monte Pellegrino, e sul monte, sovrasta Santa Rosalia che salva la città.


Il carro attraversa le vie del centro storico e al suo passare, la gente affacciata ai balconi grida il nome della santa e getta petali di rose. Dal Cassaro alla Marina tutta Palermo è vicina alla santa con cui vuole ancora dialogare. Ai Quattro canti, il cuore della città vecchia, il sindaco sale sul carro e grida una frase che ormai è passata alla storia: “Viva Palermo e Santa Rosalia”.

La processione si conclude alla Marina, dove uno spettacolo di giochi pirotecnici tiene la gente con la testa rivolta verso il cielo a contemplare quella volta dai mille colori.


Il 15 Luglio tutto si conclude con una processione religiosa dietro le ossa della Santa che, come nel lontano 9 Giugno 1625, attraversano la città attirando l’attenzione di tutti, uomini di fede e non.

A mezzanotte le ossa vengono riportate in cattedrale e già si comincia a pensare a come sarà il prossimo e tanto atteso festino.


Vi propongo una seria di link per vedere alcuni stralci del festini degli anni passati. Si tratta di frammenti dello spettacolo teatrale messo in scena durante i festeggiamenti. Negli anni molti attori importanti, come Remo Girone, hanno voluto partecipare agli spettacoli. Nel primo vedrete alcune scene del festino del 2004, nel secondo una danza siciliana molto bella.


http://www.youtube.com/watch?v=DuNp4Axp2rI&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=DEeO7vy1CM4&feature=related

Giovanni was born in a lift

In Bisceglie, near Bari in Italy, Giovanni was born in the lift of the local hospital.
13th April 2009, a woman and her husband run to their doctor because of a possible indigestion after Easter meals. The doctor announced her she was pregnant. But she didn’t know it. The birth was imminent, so they run to the near hospital. There, a lift breakdown forced her to give birth in the lift. The ASL Bat affirmed that there was not any breakdown at the lift. Perhaps we never know the truth. Luckily, little Giovanni weighs 2 kilos and 700 grams and he has a very good health.

venerdì 22 maggio 2009

Fontane che danno vino




Tra le tante fiere e ricorrenze delle nostre zone scelgo di parlare di quella a me più vicina: la sagra dell’uva.

È la festa più importante di Marino, ogni prima domenica di ottobre, unisce l’aspetto religioso e quello profano.
Si celebra, infatti, la Madonna del SS. Rosario, sotto la cui protezione avvenne la spedizione navale della Santa Alleanza contro l’Impero Ottomano, sconfitto a Lepanto il 7 ottobre 1571. Uno dei maggiori artefici di quella vittoria fu Marcantonio Colonna, signore di Marino.
Nel 1925 per iniziativa del poeta Leone Ciprelli, venne istituita la sagra con l'idea di creare una festività per sponsorizzare il vino nostrano.
Il nucleo della festa è la domenica. La mattina si parte con la messa solenne nella Basilica di San Barnaba e al termine della funzione, la processione per il centro, fino a tornare alla basilica di partenza per la supplica alla Madonna di Pompei. Durante la processione la statua della Vergine è portata a spalla su una macchina barocca, accompagnata dalle Confraternite, che sfilano con enormi stendardi e insegne. Non so se avete presente le strade del centro di Marino, tutte ciottoli e salitone, insomma una gran fatica per quei poveracci che trasportano la Santa.
Nel pomeriggio l’afflusso di gente per le strade diventa spaventoso per le nostre abitudini, nell’ultima sagra si stimano nel pomeriggio 80mila presenze. Si commemora la vittoria di Lepanto con un Corteo Storico in costume rinascimentale animato da centinaia di figuranti, con cavalli e armature, carri allegorici che ricordano il trionfo tributato a Marcantonio Colonna.
Il culmine dei festeggiamenti si raggiunge al tramonto, quando dalla barocca Fontana dei Mori sgorga vino puro, l'erogazione di acqua è sospesa. Il miracolo si protrae per circa un’ora e ciascuno può attingere e bere in tutta tranquillità vino a questa e ad altre fontane sparse per la città .
Almeno in teoria. Ecco, perché nell’ultima edizione per un piccolo disguido gli addetti hanno commesso un errore per cui il vino per alcuni minuti è sgorgato dai rubinetti delle case del centro e non dalla fontana. Ci spernacchia pure il Times


L’amministrazione comunale allieta la giornata con ospiti, cantati e comici. Certo che le risorse sono quelle che sono e gli ultimi sono stati gente del calibro di Gigi D’Alessio, Flavia Vento, Ascanio e Katia (!!) e Roberto Ciufoli.
Ma nemmeno Bono Vox se invitato sarebbe al centro dell’attenzione. I veri protagonisti che rendono magica l’atmosfera restano stornelli e ubriaconi in ogni angolo.

domenica 17 maggio 2009

Non sono più i santi di una volta

Bisceglie. Prima domenica di Agosto. Festa dei Santi. Non uno ma ben tre. Noi biscegliesi non ci accontentiamo. San Mauro, San Sergio, San Pantaleone.
Comunque forse dovrei dire Fiera dei santi. Sì perché i santi sono il pretesto per fare fiera. Credo che da sempre esistano dei riti festaioli ad accompagnare la ricorrenza del santo di turno. Ma credo anche che forse ne abbiamo perso il senso. Ma passiamo ad altro…

Come direbbe qualcuno: “Alla festa dei Santi escono pure gli scavi di Pompei!
Un modo come un altro per descrivere il “casino di gente” che in quel giorno si riversa per le strade. I più adulti prendono d’assalto il Palazzuolo, il centro della città, e le sue bancarelle. I più giovani invadono via Calace per le tanto attese giostre. Spallate tra la folla, spintoni gratuiti. Il tunz tunz di sottofondo. Guardare per credere.

Se decidete di venire a Bisceglie per onorare la ricorrenza non stupitevi se ad un certo punto della serata vedrete il Luna Park svuotarsi. E non chiedetevi dove stanno andando tutti… a mezzanotte in punto c’è la batteria, i fuochi d’artificio. Ed è la corsa al posto in prima fila. Vi porto io in un posto dove non c’è nessuno è la frase più ricorrente. Il muro (sulle antiche mura di cinta, ottima visuale del porto), il molo, la Lega Navale, il porto sono letteralmente presi da assalto da habitué e nuovi arrivati. Alle 00.00 il colpo di avvertimento. Un minuto dopo dal molo, accanto al faro, partono i fuochi. Applausi.

Dopo la momentanea interruzione si riprende. Giostre, bancarelle, fiera. E i Santi direte voi? Cosa centrano? Come cosa centrano?!? Se non ci fossero non ci sarebbe la fiera. Un’abitudine ormai.
È un po’ triste però. Non credete?
Se abbiamo voglia di bere e stare in compagnia facciamolo. Perché aspettare i Santi?
Se abbiamo voglia di Luna Park, bene, andiamoci. Ma i Santi che c’azzeccano?
Se abbiamo voglia di passeggiare in centro, perché solo alle fiere?
Chi crede ai Santi dovrebbe riscoprire il senso religioso della Festa.
Chi non ci crede ne riscopra il senso mangereccio e più propriamente festaiolo.
Ve li immaginate San Mauro roteare sul Tagadà, San Sergio a testa in giù sul Ranger e San Pantaleo a saltare sul Canguro!?!
Fiera batte Santi 3 a 0.

sabato 9 maggio 2009

Peppino Impastato. La storia di un giovane siciliano.

"I miei occhi giacciono in fondo al mare nel cuore delle alghe e dei coralli. Seduto se ne stava e silenzioso stretto a tenaglia tra il cielo e la terra, e gli occhi fissi nell'abisso."


Nell'ultimo post ho promesso che avrei parlato della mafia. Vorrei farlo adottando un punto di vista particolare. Non quello dello storico, del sociologo o del critico, ma quello di un ragazzo che sente il peso di questa forma di criminalità organizzata e che stima e ammira il coraggio di quegli uomini che nella sua terra hanno trovato la forza di ribellarsi. Di alzare la voce.

Peppino Impastato è uno di questi. Il 9 Maggio ricorre il trentunesimo anno della sua morte.

La vita. Giuseppe Impastato nasce a Cinisi (un paese in provincia di Palermo) il 5 Gennaio del 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La sua famiglia conosceva molto bene le dinamiche del sistema mafioso. Peppino parla così di suo padre, in una sua nota biografica:

"Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E' riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività."

Questa descrizione è sufficiente a comprendere quanto avesse sofferto Peppino nella sua vita. Lui, scegliendo di ribellarsi alla mafia, conduceva una lotta contro la sua stessa famiglia.
Immagino quanto non sarà stato facile per lui andare contro suo padre.
L'affetto che il padre gli negava lo cercava nella politica. Lo stesso Peppino ha affermato di essere arrivato alla politica su basi puramente emozionali. Essa era la chiave di volta per reagire a una situazione familiare divenuta insostenibile.

La poesia che ho scelto per aprire questo post mette in luce la sua solitudine. Peppino ne ha scritte molte altre. Da tutte emergono un'ansia e un tormento interiore, il bisogno di affetto e la voglia di arrendersi. Di lasciare tutto. In realtà, non ha mai abbandonato il sogno di battersi per la sua terra, la Sicilia, e per la sua città, Cinisi, che ospitava uno dei più spietati boss mafiosi: Tano Badalamenti.

Ai suoi momenti di solitudine, di disperazione (Peppino stava anche giorni interi senza parlare con nessuno per chiudersi nel suo silenzio) si alterna una vita ricca di esperienze e di momenti formativi che coinvlogevano ed esaltavano tutti coloro che ruotavano attorno a questa personalità affascinante.
Per esempio, nel 1975, Peppino organizza il circolo "Musica e Cultura", un'associazione che promuove attività culturali e che diventa il principale punto di riferimento per i giovani di Cinisi.
In quegli anni a Cinisi, Peppino apre Radio Aut, un'emittente autofinanziata che offre programmi di controinformazione e di satira nei confronti dei "signorotti" locali e degli esponenti della mafia.
Nel 1978 Peppino si candida alle elezioni comunali di Cinisi con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria.

Poco prima delle elezioni, in una notte buia "dello Stato italiano, la notte di via Caetani e Aldo Moro", Peppino è stato ucciso barbaramente: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sulla linea ferrata che collega Palermo a Trapani.
Nessun cognome l'ha salvato, nemmeno quello di suo padre.

Le indagini. La polizia e la magistratura avevano dichiarato che Peppino si era suicidato. I suoi amici siciliani sapevano che non era così. Peppino non sarebbe mai arrivato a tanto.
Successivamente il tribunale di Palermo archiviò il caso, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma sostendendo l'impossibilità di trovare i veri colpevoli. Negli anni, però, il Centro Impastato e la famiglia con forza hanno gridato giustizia, pretendendo che fosse fatta luce sulla vicenda.
Si è trattato di un lungo e complicato processo, più volte depistato da alcuni rappresentanti delle istituzioni.
Gaetano Badalamenti, mandante dell'omicidio e Vito Palazzolo, suo vice, saranno riconosciuti colpevoli e arrestati soltanto nei primi anni del 2000.

L'eredità di Peppino. Molti continuano a credere che la Sicilia sia solo mafia. Alcuni parlano dei siciliani come di un popolo di sconfitti, come di un popolo che non vuole cambiare.
L'esempio di Peppino, di Falcone e Borsellino e di tutti coloro che hanno deciso di non lasciare la Sicilia e di battersi per essa, cammina sulle gambe di migliaia di giovani che credono e sperano ancora. Ragazzi che non si sono arresi e scendono in piazza ogni anno, fedelmente, per ricordare i nomi di coloro che sono un esempio di giustizia, di forza interiore e coraggio, non solo per la Sicilia ma per tutta l'Italia.
Vorrei ricordare qui l'Associazione "Addio Pizzo", che si fa da anni portavoce di una riforma culturale contro la mafia. A comporla sono ragazzi e ragazze, uomini e donne, che si riconoscono nella frase "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità": scopo dell'ente, infatti, è quello di combattere il racket e ogni forma di estorsione.

La storia di Peppino: film, musica. La vicenda del giovane siciliano ha interessato molti intelletuali, giornalisti, registi. Il suo coraggio non poteva e non può essere taciuto. Qualche anno fa è uscito il film "I cento passi" di Marco Tullio Giordana.
Qui vi propongo una delle sequenze finali, dove uno degli amici di Peppino si sfoga e parla in maniera accorata del suo caro amico.
In molte occasioni a Palermo si parla di Peppino e di tutti coloro che hanno pagato con la vita il coraggio della verità. Nelle scuole, nelle piazze, durante i cortei che tra pochi giorni affolleranno le strade di Palermo per ricordare le vittime della mafia. Ad accompagnare i ragazzi giù per le strade c'è anche una canzone dei Modena City Ramblers, una biografia in musica della vita di Giuseppe Impastato.

martedì 5 maggio 2009

Resoconti sciatori: strutture ciociare rimandate


Terminata la stagione invernale, anche se questo emerge esclusivamente dal calendario viste le temperature tutt'altro che miti di questi giorni, è tempo di resoconti per sciatori ed amanti della montagna. Alatri e la provincia di Frosinone tutta, possono fregiarsi di due stazioni sciistiche site in comuni limitrofi, facilmente raggiungibili dunque. Facendo una disamina di queste località, ritengo opportuno iniziare da quella che risulta più vicina, a livello di chilometraggio ovviamente, dal mio paese Alatri.
Campo Catino, del comune di Guarcino, è posta tra i Monti Ernici ed i Monti Cantari a 1800 metri di altitudine. Essa beneficia di una posizione altamente strategica: potrebbe rappresentare infatti una importante meta sia per gli appassionati sciatori della provincia di Roma, in quanto dista dalla capitale solo 90 km, sia per gli abitanti della provincia di Frosinone, visti i soli 40 km da percorrere per la gens ciociara. L'altitudine che consente un buon livello di innevamento anche sino a primavera, è accompagnata da ben 5 impianti di risalita: una seggiovia quadriposto e cinque sciovie. Sono percorribili 12 km di piste di varia difficoltà.
La stazione sciistica di Campo Staffi si trova invece nel comune di Filettino. Anch'essa agevolata da una comoda sistemazione geografica, è adempibile infatti pervenirle con soli 100 km da Roma, con 70 da Alatri e 30 da Avezzano. Questa stazione possiede 8 sciovie e due seggiovie, di cui una triposto. Le piste sono 16, collocate tra i 1600 e i 2000 metri, adatte a tutti i tipi di sciatori. Da poco tempo la stazione di Campo Staffi si è dotata anche di una pista per snow-board ed una per gli amanti dello sci di fondo.
Dopo questa breve descrizione, verrebbe spontaneo chiedersi come mai, queste amene località debbano essere inserite in un testo proprio ad esaminare un problema per la mia località. La risposta è comunque di una semplicità quasi banale. Queste strutture non funzionano...o almeno funzionano a singhiozzo. Campo Catino nonostante le immani nevicate di quest'inverno è riuscita a metter a disposizioni degli sportivi, pochi in realtà viste le continue anomalie delle attrezzature, solo due impianti su cinque. Una volta si parlava di seggiovia rotta..una volta si asseriva di una mancanza di fondi per aprire..e così via. Meglio non è andata agli amanti di Campo Staffi. Problemi tecnici e strutturali hanno assillato gli sciatori per tutta la stagione. Si è aperto tardi e si è chiuso prima il periodo sciistico.
Queste stazioni situate nel territorio ciociaro sono dunque “poco sfruttate” e nonostante il grande patrimonio naturale e delle potenzialità inimmaginabili i risultati sono sempre scarsi. Resoconto assolutamente insufficiente dunque. E che la tanta neve non continui ad essere sperperata da queste grandi ma piccole strutture. Ad maiora.

domenica 3 maggio 2009

Il ballo del mattone


“Una volta qui era tutta campagna...”. Quanti avranno sentito questa frase nei discorsi dei ‘meno giovani’ e ascoltato il racconto di spazi liberi a perdita d’occhio prima che la geografia del luogo in questione venisse stravolta.
Il compagno Mac ricorda la vena ironica del nostro blog, ma il rischio, nell’affrontare questi temi, è che essa lasci il posto a rabbia e indignazione.

Gli anni cinquanta/sessanta sono passati da un po’ ma ancora oggi dalle mie parti è tutto un fiorire di impalcature e palazzine che spuntano come funghi. Non c’è bisogno nemmeno di una notte di pioggia, se c’è tanto meglio, con la foschia del giorno seguente che riduce la visibilità.
La cementificazione coatta è uno dei maggiori problemi che investono l’area dei Castelli Romani.
Uno scempio ancora più grave se si pensa che si tratta di zone di elevato pregio ambientale, sottoposte a vincolo paesaggistico.
La situazione assume toni più o meno gravi a seconda del paese considerato, del tipo di amministrazione, degli interessi messi in circolo, ma può essere assunta come comune denominatore della zona.
Quartieri trasformati e urbanizzati in pochi anni trovano la spiegazione ufficiale nella vicinanza con Roma, che ha connotato i Castelli come sorta di dormitorio e domicilio, con affitti più bassi rispetto alla Capitale.
I motivi reali forse vanno ricercati altrove. È il business dei costruttori ‘esterni’ che si arricchiscono deturpando un territorio che non è il loro, buono solo per fare profitti. È la strana logica cromatica degli urbanisti che non sopportano il verde, e sostengono che il grigio si intoni meglio con cielo e nuvole.
E a mano a mano la cerchia si estende coinvolgendo geometri e architetti, in una strana alchimia di cubature, calcoli e raggiramento ostacoli ( nuova specialità olimpica? ).
E poi l’abusivismo edilizio che trova un prezioso alleato nella connivenza politica.
Sì, perché a livello locale gli interessi tra giunte e le industrie del mattone spesso convergono. Allora scatta il reciproco sostegno, gare d’appalto pilotate, pubblicità, circoli viziosi.
Ed a livello nazionale si giustifica il tutto. Quale migliore legittimazione delle brillanti leggi sul condono? Ridiamo per non piangere
Non mancano di tanto in tanto interventi riparatori, ma anche quando la norma prescrive si trova il modo per cavarsela. Come sosteneva Giolitti: “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”.

Come se non bastasse lo stravolgimento dei paesaggi, si schiudono nuovi problemi. Tra i più recenti quello dell’acqua carente o addirittura inutilizzabile se erogata di notte mischiata con metalli e terra. La spiegazione, sostiene l’Acea che gestisce la rete idrica, è la maturazione delle conseguenze di tutte le opere abusive o, comunque, non autorizzate che imperversano nell’area castellana (qui il comunicato).

Ma a dirla tutta non sono più di tanto gli ecomostri in sé a preoccupare (anche quando al limite della decenza.. clicca qui). Il pericolo più grande è quello che sta facendo sempre più presa sulla popolazione: una sorta di assuefazione e quindi sostanziale disinteresse.
Poco possono i movimenti ambientalisti che si battono nel territorio quando stand e gazebo allestiti vengono evitati e le iniziative ignorate.
Indifferenza 1 – Noantri 0.
Corsa all’ultimo centimetro.

venerdì 1 maggio 2009

A Bisceglie nascono anche in ascensore

I problemi delle nostre città sono il tema di questo nuovo post.

Ora, scrivere che ieri, 30 aprile, è esplosa una bomba, dicono un piccolo ordigno, all’ingresso di un ricamificio mi sembra eccessivo.
Riscrivere di Francesco Cianciana, freddato da un sicario un sabato mattina di poche settimane fa in pieno centro, mi sembra fuori luogo. Soprattutto per la vena ironica di questo blog.
E ancora, esplorare le già accennate discariche a cielo aperto mi sembra superfluo.
Così come raccontare di rapine, di operai che cadono e di inchieste sulla sanità locale.

Cercando qualcosa di più simpatico e leggero da raccontare, mi sono imbattuto in una notizia che definirei quantomeno curiosa.
Il 13 aprile scorso, una giovane donna tranese partorisce un bambino. E fin qui tutto normale. Sennonché la donna non sapeva di essere incinta (ho letto che avesse già partorito tre volte. E ho anche letto che si trattava di una giovane sposa. Chissà!). Io non sono un ginecologo e quindi passo oltre. Anche perché c’è di meglio. La donna ha partorito in ascensore. E va beh…nei film sì e nella realtà no?! Ma c’è una cosa ancora più singolare. Cercando su google notizie sull’episodio, mi sono accorto che Gazzettadelmezzogiorno.it scrive il 15 aprile che l’ascensore aveva subito un guasto e pertanto faceva su e giù e si è finalmente aperto solo dopo la nascita del piccolo. E in questi termini la notizia è riportata su numerose testate. Anche un politico locale interviene sulla faccenda in un’interrogazione urgente all’Assessore alle Politiche della Salute ricordando che questi avvenimenti non sono affatto infrequenti negli ospedali della Asl Bat. La chicca finale? Un piccolo dettaglio: in una nota ufficiale, riprendendo le testimonianze del medico di ostetricia di turno e della stessa donna, la Asl Bat afferma che non c’è stato alcun guasto all’ascensore e che la donna, arrivata in ospedale a travaglio avanzato, ha partorito sulla barella durante il trasporto. Scegliete voi da che parte stare. Nel frattempo Giovanni sta bene, pesa 2 chili e 700 grammi e se la ride di noi e dei nostri problemi. E riderà ancor di più quando da grande immaginerà la scena del parto di sua madre.

Ma c’è un’altra cosa simpatica a Bisceglie.
Le piste ciclabili. La Gazzetta del Mezzogiorno del 03 giugno 2008, quasi un anno fa, riporta una lettera inviata dal WWF a: Ill.mo Sindaco di Bisceglie Avv. Francesco Spina, Ill.mo Comandante Vigili Urbani Comune di Bisceglie Dott. Magg. Michele Dell’Olio, Ill.mo Assessore ai Servizi di Polizia Municipale Rag. Giovanni Abascià. La lettera riporta le lamentele di molti cittadini, oltre che per il non collegamento dei tratti di pista ciclabile presenti, per il continuo slalom che le bici devono fare per evitare le macchine parcheggiate sulle piste ciclabili. Si potrebbe aggiungere che sono state fatte con l’inchiostro simpatico… visto che dopo poche settimane il colore rosso scuro utilizzato si è confuso col nero dell’asfalto. Ma lasciamo stare, la linea gialla si vede ancora. Soddisfazione!
Questa è la pista ciclabile sotto casa mia. Ed è quasi tutti i giorni così. Provateci voi a passarci in bici. E provateci voi a trovare un vigile. Schhhh.

Tante altre cose potrei raccontarvi. Ma per motivi di spazio e per non annoiarvi oltre mi fermo e aspetto con voi i post dei miei compagni bloggers. Alla prossima.

 
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