sabato 25 aprile 2009

Tra sospiri, tradizione e dialetto... Primi passi a Bisceglie

Bisceglie.
Potrei raccontarvi dei monumenti che la città offre…
…e anche delle buche per le strade.
Potrei descrivervi i panorami che il paese mostra…
…e anche le discariche a cielo aperto che la civiltà produce.
Potrei narrarvi il mare, i santi e la storia
…e anche di episodi di sangue che di tanto in tanto macchiano le mie strade.
Ma di tutto questo ne hanno già parlato in tanti.

Io, come i miei amici di questo blog, preferisco di volta in volta scrivere di piccoli dettagli, di personaggi, di tradizioni e abitudini che Bisceglie regala ai suoi cittadini. E che chi non è del posto (o perlomeno del sud) farebbe fatica, forse, a comprendere fino in fondo.

Per cominciare…

Se dovesse capitarvi di passeggiare per il locale Palazzuolo, incapperete (forse oggi non più ma anni fa sicuramente… la crisi si fa sentire) in una pratica storica della città. I braccianti agricoli lì si riuniscono per prmmètt. Ovvero per promettere. Promettere cosa, vi starete chiedendo. Promettono la giornata di lavoro in campagna per il giorno seguente.
Tra di loro, come in ogni città che si rispetti, si annida una specie mai in via di estinzione e di cui il Paese Italia è pieno: gli stangachiàzz. Questi “animali” si aggirano per le strade con faccia stanca, quasi afflitta. A vederli sembrano provati nel fisico e nell’animo da chissà quale fatica. E invece no. Il loro unico lavoro è evitare di trovarne uno. Se in un posto c’è da sudare loro sono sicuramente da un’altra parte. A loro la tradizione popolare ha dedicato un proverbio, diventato poi una canzoncina che i più non capiranno, che dice che la fatica si chiama chicozza e a me non m’ingozza, la fatica si chiama cerase e a me non me trase.

A proposito di proverbi, discorso a sé merita il nostro dialetto. Si racconta che San Nicola, scacciato in malo modo dai biscegliesi mentre predicava il Vangelo, abbia storpiato la nostra parlata. In effetti è così. E anche tra pugliesi facciamo fatica a capirci. A dirla tutta anche contadini e pescatori, parlassero in dialetto, farebbero fatica a capirsi.

E ancora. Tipicamente biscegliese è l’usanza di darsi i soprannomi. Soprattutto in passato. E così se i miei nonni cercano di capire chi è la tale persona la frase tipica è Sà cur a c’apparten? (sai da che famiglia proviene quello?). E via tra nomi e genealogie infinite…
Vivere a Bisceglie è divertente. A dirla tutta anche morire a Bisceglie è divertente... clicca qui.

Con il solo obiettivo di incuriosirvi, chiudo questo primo intervento con un sospiro. Non in senso letterale ovviamente. I sospiri, nati nella leggenda tra monache di clausura e i seni di un'innamorata, sono uno dei dolci tipici di Bisceglie. L'enciclopedia Meraviglie d'Italia lo descrive in breve: specialità di Bisceglie, dolcetti di pan di Spagna, farciti con varie creme. Leggere un sospiro non è granché, assaggiarlo è tutta un’altra cosa.

Come tutto un paradiso, li Castelli sò accosì


Correva l’anno 1926 e dalla penna di tal Franco Silvestri scaturì quel grazioso componimento dal titolo 'Na gita a li castelli' (o Nannì)
Ancora oggi si sente fischiettare ed intonare il motivetto che se non copre l’intera area dei Castelli offre comunque uno squarcio dei più interessanti luoghi del comprensorio.
Se si vuole compiere un rapido excursus dei paesi in questione perché non lasciarci guidare dalle dolci note della canzone?


“ Guarda Frascati ch’è tutto un sorriso, ‘na delizia, ‘n’amore, ‘na bellezza da incantà ”.
L’esordio è quasi obbligato. Non si può che partire da questa amena località, che chi vi scrive definirebbe ‘adorabile’. Gelaterie e pub, ristoranti di classe e popolari, cinema e piazze sempre frequentate, nonché discreta movida notturna in quella che è nota come la ‘Capitale dei Castelli Romani’.

“ Lo vedi, ecco Marino, la sagra c’è dell’uva, fontane che danno vino, quant’abbondanza c’è ”.
Ebbene sì, si prosegue menzionando il luogo in cui brooks soggiorna. Inevitabile il riferimento alla celeberrima sagra dell’uva, un must per residenti, ubriaconi o semplici curiosi. Per chi non crede nei miracoli, segnatevi ottobre 2009, assisterete alla suggestiva visione di fontane che improvvisamente non buttano più acqua ma prezioso nettare dal buon sapore.

“ Appresso c’è viè Genzano, co’r pittoresco Arbano, là c’è l’Ariccia.. ”.
Uno dopo l’altro i tre comuni posti lungo la via Appia. Poche parole per ciascuno di essi.
Genzano è il paese dell’infiorata (un dramma se avete qualche allergia a fiori e piante) e del pane più buono del mondo.
Albano viene definito pittoresco forse per le ville e i giardini che lo riempiono, oppure per il corso intasato dal traffico anche alle tre di notte.
Ariccia, infine, famosa per il ponte (allegra metafora di suicidi), per Palazzo Chigi, ma chi si vuole prendere in giro: deve la sua notorietà alle fraschette che la caratterizzano.

“ Più giù c’è Castello ch’è davvero un gioiello co’ quer lago da incantà; e de fragole ‘n profumo solo a Nemi poi sentì:sotto quer lago un mistero ce sta, de Tibberio le navi so’ l’antica civiltà ”.
Mettiamo qui insieme le cittadine dei due splendidi specchi lacustri della zona.
Castel Gandolfo è anche la residenza estiva papale (e voglio dire, se il Pontefice che problemi di spostamento o soggiorno non ne ha, viene qui un motivo ci sarà).
Nemi forse alletterà i golosi. Coppette, liquori, strane composizioni rossastre. Fragole in tutte le salse.

“ E le velletranelle se mettono a cantà, se sente ‘no stornello, risponde un ritornello ”.
Per finire Velletri, la città più estesa e popolata. Qui si trova di tutto. Qualcuno vi parlerà dell’importante centro ospedaliero, del tribunale, del carcere di massima sicurezza. Ma non provate a chiedere ai pendolari di trenitalia della linea ferroviaria che la collega con Termini.


Rimangono fuori da questi versi tanti altri comuni e tante curiosità. Ma una breve passeggiata doveva essere e così è stato.
Non resta che venire di persona a fare un giro e controllare. Sarò sincero, col rischio poi di non voler più andarsene per ritornare a casa.

giovedì 23 aprile 2009

Viaggio tra i personaggi alatrensi: il Conte Bebè

Dopo le efferate e ormai ahimè note vicende del “mandriano” di Castelliri ben documentate da “Striscia la Notizia”, che stanno a testimoniare la presenza di qualche personaggio strano nella provincia di Frosinone, ho pensato di percorrere le strade della mia cittadina Alatri, attraverso il racconto di alcuni signori particolari, che hanno accompagnato la mia adolescenza e non solo la mia, e che con essi volenti o nolenti si aveva sempre in qualche modo a che fare....qualcuno che non c'è più e che non si può non ricordare.
Come se chi non rimembrasse atti o particolari di questi signori non sia vissuto nella sua città. Una maniera come un altra, o forse una maniera un pochino particolare per raccontare Alatri e la sua gente a tratti esilarante. Poi che ogni città luogo o paese che sia abbia i suoi “simboli” è cosa nota, ma è ancora più risaputo il fatto che ognuno è legato particolarmente ai suoi personaggi un po folcloristici e che li ritenga “migliori”, nel modo più scherzoso si possa intendere, rispetto ad altri. C'è anche chi però riesce in qualche modo a non calare nell'oblio, a non essere dimenticato pur trascorrendo una vita solitaria, pacata, quasi mai sociale.
Ed è proprio da qui che vorrei iniziare il mio racconto, da un uomo che ha incarnato in pieno quella che può essere definita un'asocialità distinta, più voleva starsene solo e più lo si notava. Parlo del Conte Bebè, all'anagrafe Umberto Del Vescovo. Sicuramente uno dei più suggestivi personaggi della nostra città in epoca recente. Tanti i ricordi che ho di lui, il suo portamento impettito, i suoi abiti da altri tempi, degli occhialoni calati su un naso importante ed un passo lento e solitario. E le sue medaglie su tutta la giacca??? Ma quante ne aveva?? Tante! Difficile stabilire dove e quando le avrebbe meritate. Si diceva di lui che fosse un nobile, un aristocratico che coprì ruoli prestigiosi nella sua vita, tra i quali ricorreva sempre nelle menti e nei racconti degli alatrensi quello di custode del Duomo di Siena. Il suo bastone che lo accompagnava nelle passeggiate tra i vicoli della mia città era sicuramente il tratto distintivo del nostro Conte Bebè. Quante se ne dicevano su quel pezzo di legno. Si asseriva addirittura che
il famigerato bastone avesse un valore economico quasi inestimabile. Stesso discorso per l'ipotetica collezione d'arte ben preservata nella sua dimora. Il bastone, la cultura e l'aria di chi si faceva sempre i fatti suoi.
Pochi ingredienti per entrare a far parte dei ricordi indelebili dei suoi concittadini. E di chi scrive ovviamente. Morì nella sua dimora nel centro storico quasi novantenne. Le sue lente passeggiate restano tutt'oggi vive nelle menti dei suoi concittadini. Un uomo nobile, mai esilarante, ma non per questo meno “coccolato” dai più.

sabato 18 aprile 2009

Viaggio in Sicilia. Prima tappa.



“L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: la Sicilia è la chiave di tutto”.

Così commentava Goethe il suo viaggio in Sicilia, in una lettera tratta dalla sua opera “Viaggio in Italia” datata venerdì 13 Aprile 1787.
Molti altri poeti e artisti di ogni epoca sono rimasti colpiti dalle bellezze esotiche e dall’arte presenti in Sicilia.
Omero, Cicerone, Lucrezio, Carducci, Quasimodo e molti altri ancora hanno descritto con toni entusiastici ciò che avevano visto tra le vie di Palermo, Siracusa, Catania e le altre città siciliane, grandi e piccole.

Alcuni intellettuali hanno anche tracciato un identikit del popolo siciliano.
Cicerone, a proposito dei siciliani, scrisse nella sua opera De praetura Siciliensi: “Qualunque cosa possa accadere ai siciliani, essi la commenteranno con una battuta di spirito…”.
Devo dire che Cicerone aveva ragione. I siciliani hanno il dono di portare il buon umore anche lì dove apparentemente non possa essercene.

Certo, la Sicilia, lo sappiamo tutti, è stata una terra che ha pianto tanto e tutt’oggi, sfortunatamente piange ancora i crimini di un passato non troppo lontano. Di questo, però, vi parlerò prossimamente.
Vorrei, ora, parlare della Sicilia iniziando da un po’ di storia.

La Sicilia è la più grande isola del Mediterraneo. Culla di diverse civiltà, luogo d’incontro di diversi popoli, essa colpisce per il suo panorama così variegato e affascinante.
Le coste si sviluppano intorno a larghi golfi, promontori arditi e insenature strettissime, lunghe distese di sabbia e immense scogliere.
Le montagne sono una continuazione dell’Appennino calabrese e si dividono nei Peloritani, negli Erei e negli Iblei. L’Etna impera con il suo cratere ancora fumante tra tutti i vulcani d’Europa.
L’espressioni artistiche sono le più svariate e trasformano le passeggiate per le vie delle città in un vero e proprio viaggio nel tempo.
Capitale della Trinacria è Palermo.

Palermo è anche la mia città. Situata sulla costa settentrionale, essa è da sempre il connubio di bellezze artistiche e paesaggistiche.
Molte ipotesi sono state fatte sulle origini della città. Probabilmente i fenici furono i primi ad entrarvi e la battezzarono “ZiZ”, che vuol dire fiore. Panormus è il nome dato dai greci, e vuol dire tutto porto.
Tutte le dominazioni (romani, arabi, spagnoli, angioini, aragonesi, borboni) che passarono per Palermo lasciarono una traccia nella lingua, nella cultura e nell’arte palermitana.
Palermo è conosciuta anche per la bellezza del suo mare. Mondello è la spiaggia dei palermitani. Situata a 12 km da Palermo, è una delle più belle stazioni balneari: il suo mare tropicale e la sua sabbia sottile attirano ogni estate migliaia di bagnanti, italiani e stranieri.
E il tramonto lì è un vero spettacolo!!

Ora entriamo nel cuore pulsante di Palermo, il suo centro storico, che è uno dei più grandi d’Europa.
Tra le sue vie si articolano i vari mercati palermitani, i maggiori poli di attrazione della città.
Il folklore delle stradine strette della Vucciria, del Capo e di Ballarò hanno un fascino unico al mondo.
In questi luoghi orientaleggianti si respirano i profumi e i sapori delle pietanze tipiche siciliane, della frutta fresca, delle arance siciliane e del pesce fresco.
Tra un’abbanniata(canto di origine araba usato dai venditori per sponsorizzare la loro merce) e l’altra, ti sembra di attraversare strade senza tempo.
Tutto lì sembra incitarti alla vita, al sorriso e all’allegria, anche se si tratta di strade molto povere.
Purtroppo tra quelle strade si è sviluppata anche una certa mentalità, quella mafiosa.
E sì, la mafia a Palermo, e in Sicilia in generale, è una terribile realtà che merita un approfondimento.

giovedì 2 aprile 2009

Presentazione

Se siete capitati qui, magari per caso, un attimo di smarrimento sarà normale.
Stiamo lavorando per voi e lo spazio è ancora in fase di allestimento. Ma già operativo.

Cominciamo spiegando la sigla “Al Pabicas”. I bravi blogger, almeno, farebbero così.
Nient’altro che l’accorpamento, tramite sillabe iniziali, dei posti dove ciascuno di noi è nato, cresciuto e, in certi casi, vive ancora.


Si parte da qua. « Spuntava il giorno, ma il sole era ancora nascosto dietro ai monti che mi accingevo ad attraversare per recarmi ad Alatri... finalmente, dopo aver girato una collinetta, vidi dinanzi a me questa interessante città, ricca di splendidi palazzi. Non avevo ancora visto una città di così bell'aspetto nei monti del Lazio. » Fu questo l'impatto dello storico tedesco Ferdinand Gregorovius, innamorato a prima vista di una delle cittadine più importanti della provincia di Frosinone.
Si passa poi per Palermo, città dalla storia millenaria e dalle più diverse espressioni artistiche: un intreccio di storia e tradizioni popolari, di arte e folklore, di musica e cantastorie .
Si risale per Bisceglie, 35 km a nord di Bari. Una vecchia enciclopedia la definisce ridente cittadina turistica bagnata dall’Adriatico. Chissà cosa ci avranno trovato da ridere gli autori di quell’enciclopedia?! Cercheremo in questo blog di scoprirlo insieme.
Il nostro viaggio si chiude al complesso dei Castelli Romani, la splendida cornice che si estende a pochi passi dalla Capitale. La campagna che iniziarono a popolare le famiglie baronali dopo la caduta dell’Impero e che prende il nome dalle fortificazioni e i veri e propri castelli costruiti in età medioevale.


Perché la scelta sui quattro luoghi in questione ?
Tutto comincia un giorno, quando altrettanti loschi figuri (specie i due meridionali) si trovano nell’Urbe e decidono di mettere in piedi questo blog per parlare delle loro città natali, per mettere a confronto storia e tradizioni, ciò che li unisce e ciò che li divide.
Si tratti di un accento o un proverbio, una pietanza o un condimento.

Il Conte è il “saggio” del gruppo. Il soprannome, non certo per le nobili origini, gli veniva affibbiato per l'instancabile pigrizia nel fare manuale. Il conte, si sa, lavora intellettualmente. Fiero della sua provenienza ciociara, vive felicemente a Roma da tre anni, non mancando mai un ritorno al suo amato “paesello”.
Nell’assolata Sicilia, intanto, Guiff emetteva il suo primo vagito. Cresciuto al mare, tra una corsa e l’altra in bicicletta, è infine arrivato nella Capitale. Guiff non fa altro che parlare della sua terra!
Poco dopo sarebbe stato il turno di Mac, con le partite di pallone al Palazzuolo, al centro della città e le perlustrazioni del centro storico.
Brooks se ne stava (se ne sta ancora) beato, tra il buon vino e le allegre fraschette. I vicoli di Marino per lui non hanno segreti.



Un blog, in definitiva, attraverso il quale proiettare origini e cultura… e non solo.

Perché se c’è qualcosa di veramente indissolubile, nulla più dei legami con la propria terra.

 
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