“Una volta qui era tutta campagna...”. Quanti avranno sentito questa frase nei discorsi dei ‘meno giovani’ e ascoltato il racconto di spazi liberi a perdita d’occhio prima che la geografia del luogo in questione venisse stravolta.
Il compagno Mac ricorda la vena ironica del nostro blog, ma il rischio, nell’affrontare questi temi, è che essa lasci il posto a rabbia e indignazione.
Gli anni cinquanta/sessanta sono passati da un po’ ma ancora oggi dalle mie parti è tutto un fiorire di impalcature e palazzine che spuntano come funghi. Non c’è bisogno nemmeno di una notte di pioggia, se c’è tanto meglio, con la foschia del giorno seguente che riduce la visibilità.
La cementificazione coatta è uno dei maggiori problemi che investono l’area dei Castelli Romani.
Uno scempio ancora più grave se si pensa che si tratta di zone di elevato pregio ambientale, sottoposte a vincolo paesaggistico.
La situazione assume toni più o meno gravi a seconda del paese considerato, del tipo di amministrazione, degli interessi messi in circolo, ma può essere assunta come comune denominatore della zona.
Quartieri trasformati e urbanizzati in pochi anni trovano la spiegazione ufficiale nella vicinanza con Roma, che ha connotato i Castelli come sorta di dormitorio e domicilio, con affitti più bassi rispetto alla Capitale.
I motivi reali forse vanno ricercati altrove. È il business dei costruttori ‘esterni’ che si arricchiscono deturpando un territorio che non è il loro, buono solo per fare profitti. È la strana logica cromatica degli urbanisti che non sopportano il verde, e sostengono che il grigio si intoni meglio con cielo e nuvole.
E a mano a mano la cerchia si estende coinvolgendo geometri e architetti, in una strana alchimia di cubature, calcoli e raggiramento ostacoli ( nuova specialità olimpica? ).
E poi l’abusivismo edilizio che trova un prezioso alleato nella connivenza politica.
Sì, perché a livello locale gli interessi tra giunte e le industrie del mattone spesso convergono. Allora scatta il reciproco sostegno, gare d’appalto pilotate, pubblicità, circoli viziosi.
Ed a livello nazionale si giustifica il tutto. Quale migliore legittimazione delle brillanti leggi sul condono? Ridiamo per non piangere
Non mancano di tanto in tanto interventi riparatori, ma anche quando la norma prescrive si trova il modo per cavarsela. Come sosteneva Giolitti: “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”.
Come se non bastasse lo stravolgimento dei paesaggi, si schiudono nuovi problemi. Tra i più recenti quello dell’acqua carente o addirittura inutilizzabile se erogata di notte mischiata con metalli e terra. La spiegazione, sostiene l’Acea che gestisce la rete idrica, è la maturazione delle conseguenze di tutte le opere abusive o, comunque, non autorizzate che imperversano nell’area castellana (qui il comunicato).
Ma a dirla tutta non sono più di tanto gli ecomostri in sé a preoccupare (anche quando al limite della decenza.. clicca qui). Il pericolo più grande è quello che sta facendo sempre più presa sulla popolazione: una sorta di assuefazione e quindi sostanziale disinteresse.
Poco possono i movimenti ambientalisti che si battono nel territorio quando stand e gazebo allestiti vengono evitati e le iniziative ignorate.
Indifferenza 1 – Noantri 0.
Corsa all’ultimo centimetro.
Il compagno Mac ricorda la vena ironica del nostro blog, ma il rischio, nell’affrontare questi temi, è che essa lasci il posto a rabbia e indignazione.
Gli anni cinquanta/sessanta sono passati da un po’ ma ancora oggi dalle mie parti è tutto un fiorire di impalcature e palazzine che spuntano come funghi. Non c’è bisogno nemmeno di una notte di pioggia, se c’è tanto meglio, con la foschia del giorno seguente che riduce la visibilità.
La cementificazione coatta è uno dei maggiori problemi che investono l’area dei Castelli Romani.
Uno scempio ancora più grave se si pensa che si tratta di zone di elevato pregio ambientale, sottoposte a vincolo paesaggistico.
La situazione assume toni più o meno gravi a seconda del paese considerato, del tipo di amministrazione, degli interessi messi in circolo, ma può essere assunta come comune denominatore della zona.
Quartieri trasformati e urbanizzati in pochi anni trovano la spiegazione ufficiale nella vicinanza con Roma, che ha connotato i Castelli come sorta di dormitorio e domicilio, con affitti più bassi rispetto alla Capitale.
I motivi reali forse vanno ricercati altrove. È il business dei costruttori ‘esterni’ che si arricchiscono deturpando un territorio che non è il loro, buono solo per fare profitti. È la strana logica cromatica degli urbanisti che non sopportano il verde, e sostengono che il grigio si intoni meglio con cielo e nuvole.
E a mano a mano la cerchia si estende coinvolgendo geometri e architetti, in una strana alchimia di cubature, calcoli e raggiramento ostacoli ( nuova specialità olimpica? ).
E poi l’abusivismo edilizio che trova un prezioso alleato nella connivenza politica.
Sì, perché a livello locale gli interessi tra giunte e le industrie del mattone spesso convergono. Allora scatta il reciproco sostegno, gare d’appalto pilotate, pubblicità, circoli viziosi.
Ed a livello nazionale si giustifica il tutto. Quale migliore legittimazione delle brillanti leggi sul condono? Ridiamo per non piangere
Non mancano di tanto in tanto interventi riparatori, ma anche quando la norma prescrive si trova il modo per cavarsela. Come sosteneva Giolitti: “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”.
Come se non bastasse lo stravolgimento dei paesaggi, si schiudono nuovi problemi. Tra i più recenti quello dell’acqua carente o addirittura inutilizzabile se erogata di notte mischiata con metalli e terra. La spiegazione, sostiene l’Acea che gestisce la rete idrica, è la maturazione delle conseguenze di tutte le opere abusive o, comunque, non autorizzate che imperversano nell’area castellana (qui il comunicato).
Ma a dirla tutta non sono più di tanto gli ecomostri in sé a preoccupare (anche quando al limite della decenza.. clicca qui). Il pericolo più grande è quello che sta facendo sempre più presa sulla popolazione: una sorta di assuefazione e quindi sostanziale disinteresse.
Poco possono i movimenti ambientalisti che si battono nel territorio quando stand e gazebo allestiti vengono evitati e le iniziative ignorate.
Indifferenza 1 – Noantri 0.
Corsa all’ultimo centimetro.
12:19 PM
brooks

Posted in: 
0 commenti:
Posta un commento