martedì 7 luglio 2009

Bisceglie-Roma. Andata e ritorno.


Di tanto in tanto faccio ritorno a Bisceglie. Fortunatamente ben collegata con Roma. Eurostar e Intercity fermano anche nella mia cittadina. Fino a qualche anno fa i treniOk erano la manna di tanti amici studenti che con appena 18 € viaggiavano su e giù nel weekend. Oggi fare su e giù costa un po' di più. Dai 53 ai 96 €. Dipende dal treno (Intercity o Eurostar) e dalla tariffa del biglietto (Base, Premium o Amica che sia). Direi un po' troppo per percorrere i 400 km che dividono la Capitale da Bisceglie... e nonostante tutto Trenitalia ha da pochi mesi aumentato il costo del biglietto dell'Eurostar.

Visualizza Roma-Bisceglie. Andata e ritorno. in una mappa di dimensioni maggiori

Certo che c'è da vedere... casali, spiagge, palazzi, dolmen...
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lunedì 6 luglio 2009

Goletta dei Laghi 2009, tappa a Nemi

Domenica 5 luglio scalo nei Castelli Romani per "Goletta dei Laghi - Cigno azzurro ", la campagna di monitoraggio sullo stato di salute dei bacini lacustri italiani. L’edizione 2009 è ufficialmente partita il 2 luglio. La campagna di Legambiente è realizzata in collaborazione con il Coou e, nella regione Lazio, è stata organizzata grazie al contributo della Provincia di Roma-Assessorato alle Politiche del Territorio e Tutela Ambientale.
Domenica è stato il turno di Nemi, uno dei quattro laghi laziali scelti insieme a quelli di Bolsena, Bracciano e Fondi. La mattinata si è articolata in un banchetto informativo presso il Museo delle Navi e visita guidata del Museo stesso e del tempio di Diana.
Il Circolo locale di Legambiente “Il Riccio” Castelli Romani ha curato attivamente l’iniziativa. Ottima la partecipazione della popolazione.

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Visualizza Lago di Nemi in una mappa di dimensioni maggiori





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Goletta dei Laghi 2009, stop in Nemi

Sunday July 5 stop in Castelli Romani for "Goletta dei Laghi - Cigno azzurro", the campaign of monitoring the health of Italian lakes. The 2009 edition is officially started July 2. The campaign of Legambiente is realized in collaboration with the Coou and, in the Lazio region, was organized with the contribution of the Provincia di Roma-Assessorato Policies, Land and Environmental Protection. Sunday was the turn of Nemi, one of four lakes chosen for Lazio region together with those of Bolsena, Bracciano and Fondi. The morning was divided into a banquet of information at the Ship Museum and guided tour of the museum itself and of the Temple of Diana. Local circle Legambiente "Il Riccio" Castelli Romani actively took care of the initiative. Excellent participation of the population.

domenica 5 luglio 2009

Pulisce la pistola e uccide la fidanzata

Tragedia a Velletri, comune dei Castelli Romani alle porte della Capitale. Una 25enne è morta per un colpo di pistola esploso accidentalmente dal fidanzato, una guardia giurata di 30 anni, mentre stava pulendo l'arma di ordinanza. La ragazza, centrata alla testa dal proiettile, è morta all’istante. Nell’appartamento, sito in via Fontana delle Fosse, era presente la madre della giovane al momento della disgrazia. Le grida della donna hanno attirato l'attenzione dei carabinieri, la cui caserma dista poche decine di metri dall'abitazione della vittima. Inutili i soccorsi. L’uomo, in comprensibile stato di choc, dovrà essere ascoltato dal magistrato del Tribunale di Tivoli. Gli accertamenti compiuti, però, confermano l’ipotesi dell’incidente.


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Cleaning his weapon, he kills girlfriend

Tragedy in Velletri, municipality of Castelli Romani, near Rome. A 25years old woman is dead for a blow gun, accidentally fired by her boyfriend, a 30 years old security guard, while he was cleaning his weapon. The girl, centered in the head by the bullet, was killed instantly. In the flat, located in Fontana delle Fosse road, was the mother of the young at the time of misfortune. The cries of woman have drawn the attention of the policemen, whose barracks near the form of the victim. Unnecessary assistance. The man, in understandable state of shock, should be heard by the judge of the Court of Tivoli. The investigations made, however, confirm the hypothesis of the accident

giovedì 2 luglio 2009

newness in Bisceglie's football team

Bisceglie’s football team has a new president. After the resignations of Ennio Padalino and Pedone’s brothers, Mauro Di Modugno and a group of local businessmen save the A.S. Bisceglie 1913. Thanks to the old management because it guided the team in a very difficult moment of team’s history. In fact, in this season Bisceglie’s team always played in neutral ground and without public for the disqualification of the stadium. In the last match of 2007/2008, the playoff semifinal against Trapani’s team, some members of Bisceglie 1913 assailed the referee. Among these, also Mauro Di Modugno, the new president, and Maurizio Carlucci, the new market consultant. For this reason, fans are hopeful but also worried for an uncertain future.

Bisceglie e il calcio. Nuove speranze o vecchie delusioni?

Parliamo di calcio.
Novità a Bisceglie. Una cordata di imprenditori salva l’A.S. Bisceglie Calcio 1913 dopo le dimissioni del presidente e dei suoi collaboratori.
Tante le cose da dire. Alla dirigenza di Ennio Padalino e dei fratelli Pedone, che ha guidato la squadra negli ultimi tre anni, il merito di non aver mollato dopo i fattacci della partita di ritorno della semifinale di playoff della stagione 2007/2008 con il Trapani. Ci torniamo tra un momento.
Tra i tifosi c’è entusiasmo ma nei commenti di Bisceglielive.it, sito di cronaca cittadina, si legge di alcuni malumori. Cercando su internet, forzabisceglie.it elenca i nomi e le mansioni dei nuovi dirigenti. Tra questi Mauro Di Modugno è presidente e Maurizio Carlucci è consulente di mercato. Questi due nomi li avevo già sentiti, e non sono un fan sfegatato del calcio locale.
Facendo un passo indietro, la rissa e l’aggressione all’arbitro che hanno seguito la sconfitta nella già citata semifinale contro il Trapani alla quale ho su accennato sono costate alla società un anno di squalifica del campo con l’obbligo di disputare le gare a porte chiuse. Tra le persone coinvolte nell’episodio c’erano Mauro Di Modugno e Maurizio Carlucci. Il primo squalificato per quattro giornate, il secondo a cinque anni. Riporto la sentenza del giudice sportivo relativa a quest’ultimo.

SQUALIFICA FINO AL 2 GIUGNO 2013 CON PRECLUSIONE ALLA PERMANENZA IN QUALSIASI RANGO O CATEGORIA DELLA F.I.G.C. a CARLUCCI MAURIZIO (BISCEGLIE 1913) Per avere, unitamente a tesserati non identificati della Società sfondato con calci e spintoni la porta dello spogliatoio arbitrale e, penetrato nel locale, profferendo insulti e gravi minacce all’indirizzo del Direttore di Gara, aggrediva il medesimo colpendolo ripetutamente alla testa con forti pugni, cagionandogli intenso dolore e sensazioni vertiginose, ed alla gamba con due calci. Sanzione così determinata ai sensi dell’art. 19, 1° comma, lett e) e h) e comma 3 del C.G.S.; in considerazione della eccezionale gravità dei fatti non soltanto contrari ai principi di lealtà e correttezza di cui al 1° comma dell’art. 1 del C.G.S., ma anche oggettivamente idonei a cagionare gravi danni alla incolumità fisica del Direttore di Gara. (RA CdC)

Conosco gente, parenti e amici, che dopo anni al seguito del Bisceglie (che ha passati gloriosi tra i professionisti in serie C2) non va più allo stadio per questi motivi, non si sentono sicuri.
Vorrebbero guardare una partita di sano calcio, almeno a questi livelli (siamo in Eccellenza pugliese).
Vorrebbero tornare a sognare attorno ad un progetto duraturo e concreto.
Vorrebbero uno stadio decente, ma il manto erboso è a pezzi anche se il sindaco ha assicurato per la sua risistemazione.
Quest’anno sta per cominciare, e queste sono le premesse. Staremo a vedere.

mercoledì 17 giugno 2009

Pallone&Castelli


Un blog nazionalpopolare come il nostro non poteva non parlare dello sport nazionalpopolare per eccellenza. Il calcio nelle nostre zone.
I Castelli romani sono una realtà consolidata nel panorama sportivo pallonaro. Possiamo vantare anche un campione del mondo in carica ! (Chi è? Eccolo qui)
Tante le squadre che ormai da anni giocano nei campionati dilettantistici regionali.
E cosa è successo in questa stagione alle nostre migliori formazioni?

Immediatamente a ridosso del professionismo, nella serie D, troviamo due compagini: il Cynthia 1920 e la Lupa Frascati.
Nella stagione appena conclusa, le nostre squadre hanno preso parte al girone G
Ha chiuso all’ottavo posto il Cynthia, squadra di Genzano. Si tratta della principale società castellana, fondata nel 1920 con trascorsi anche in serie C nella stagione 1974-1975 e in C2 nel 1988-1989.
Amara retrocessione invece per la Lupa Frascati. Fatali i play-out contro il Guidonia dove la Lupa ha giocato in formazione rimaneggiata e campo squalificato dopo la mega-rissa dell’ultima giornata. Botte da orbi, ragazzi !
I frascatani scendono quindi in Eccellenza dove ritroveranno altre tree squadre locali: Cecchina AlPa Calcio, Albalonga e il VJS Velletri.

Il campionato di Eccellenza Regionale è il sesto livello del campionato italiano di calcio, il secondo campionato dilettantistico per importanza e il maggiore a livello regionale. Il campionato di Eccellenza regionale laziale prevede la partecipazione di 36 squadre divise nel girone A e nel girone B.
Nel girone A ha disputato il suo torneo la Cecchina AlPa Calcio. Chiusura settima in classifica senza grossi patemi e con un tranquillo rendimento.
Nel girone B invece impegnate le altre due compagini. La formazione di Albano è arrivata ottava. I velletrani hanno faticato di più, dopo il sedicesimo piazzamento, ma hanno ottenuto l’agognata salvezza.
Ora vacanza e poi di nuovo a correre sui campetti e allenamenti serali. Mancheranno strutture e fondi, non manca la passione.
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Football&Castelli

Let’s talk about football, popular Italian sport.
Castelli Romani are an important reality. A 2006 World Champion was born here: Marco Amelia.
What is happened this season to our teams?
In D league we find two squads: Cynthia 1920 and Lupa Frascati. In group G 8th position for Cynthia, the main Castelli’s team (also in C1 e C2 division in past). Bad season for Lupa Frascati, downgrated after play-out against Guidonia and for many disqualifications.
In Eccellenza league three other teams. In group A 7th position for Cecchina AlPa Calcio. In group B 8th position for Albalonga and 16th for Velletri
Now holiday, and then september with the same passion.

giovedì 4 giugno 2009

San Sisto ad Alatri

Ogni anno, gli abitanti di Alatri si ritrovano nel centro cittadino per i festeggiamenti in onore di San Sisto Papa Martire. San Sisto I, patrono della città, fu papa dall'anno 117 al 127 e il suo culto è molto radicato a causa di un complesso episodio.
Nel 1132, a causa di un epidemia che colpì Alife (Ce) e i territori adiacenti, un gruppo di cittadini si recò a Roma per chiedere la protezione del Papa. In quei giorni fu comunicata la notizia che era crollata una trave di San Pietro e che aveva scoperchiato la tomba di San Sisto: questo evento fu considerato un miracolo e le ossa del Santo furono consegnate al gruppo di cittadini venuti dal paese di Alife. Durante il viaggio di ritorno, la mula che portava le ossa del Santo si fermò all'improvviso, si rifiutò di proseguire il cammino e costrinse il gruppo a cambiare strada, in direzione Alatri.
Le reliquie furono allora lasciate in quel luogo e San Sisto fu dichiarato patrono della città di Alatri. Le reliquie vennero nascoste per paura di incursioni e vennero ritrovate solo il mercoledì dopo Pasqua del 1548.

Le celebrazioni in onore di San Sisto cominciano la vigilia della ricorrenza con una solenne processione organizzata dalla confraternita del Santo: la statua e il reliquiario del Santo vengono portati per le vie del paese da ventiquattro confratelli, vestiti con un sacco rosso e una mantellina bianca. Il giorno dopo è invece caratterizzato dalle celebrazioni religiose e da una bella festa popolare. Migliaia di persone accorrono per quella che è una manifestazione di grande valore religioso e non solo.
Ogni anno infatti ad allietare le serate degli alatrensi (tempo permettendo vista che una caratteristica di questa festa è la pioggia!!!) vengono invitati cantanti di spessore per dare anche un’impronta giovanile alla manifestazione.
Quest’anno è stata la volta di Simone Cristicchi, noto cantante popolare italiano che ha ben intrattenuto i molti giovani, e non solo, accorsi per ascoltare le sue note.

domenica 24 maggio 2009

U fistinu di Santa Rosalia


Chi è Santa Rosalia. Santa Rosalia è la santa patrona di Palermo. Venerata da più di tre secoli, è colei che ha liberato dalla peste la mia città nel 1625.

All’epoca del suo intervento miracoloso si conosceva poco della sua storia. Nel tempo molti devoti sono rimasti affascinati dalla purezza e dalla santità del suo stile di vita a tal punto che ogni anno migliaia di pellegrini giungono da ogni parte della Sicilia sul Monte Pellegrino per pregare e chiedere grazie alla Santuzza.


Rosalia Scalia visse tra il 1130 e il 1170. Nata nell’agrigentino dalla nobile famiglia dei Sinibaldi, trascorse la sua giovinezza a Palermo alla corte della regina Margherita, moglie del re Guglielmo I detto il “Malo”.

Promessa in sposa ad un giovane signorotto locale, si dice che, poco prima delle nozze, ebbe in visione davanti allo specchio Gesù Crocifisso che le chiese di ritirarsi in una vita contemplativa e spirituale.


Rosalia rispose subito alla chiamata e visse in solitudine e preghiera in diversi luoghi e boschi della Sicilia tra cui, Santo Stefano di Quisquina e Bivona, emulando la pratica in uso all’epoca dell’anacoretismo.

Il suo pellegrinare si concluse a Palermo sul monte Pellegrino, dove, come narra la tradizione, lei volle essere murata viva.

Nel luogo in cui furono ritrovate le sue reliquie oggi si trova un sontuoso santuario intagliato nella roccia.


Il culto. Il popolo palermitano è molto devoto alla santa che non abbandonò la città nel momento del massimo bisogno. La peste, infatti, nel 1624 stava devastando il capoluogo siciliano.


La storia tramandata oralmente narra che un giorno una nave proveniente da Tunisi e approdata a Palermo portasse con sé a bordo il morbo della peste.

Il flagello in poco tempo si diffuse per tutta la città, mietendo numerose vittime. Tra le vittime, però, si diffusero racconti di guarigioni miracolose per opere di una santa ancora sconosciuta.


Due gli episodi più importanti e documentati.

Il primo è la testimonianza di una donna, una tal Girolama La Cattuta, che, in punto di morte, vide Santa Rosalia. Su suo suggerimento, la povera donna, sfinita dalla “morte nera”, salì su monte Pellegrino dove fu guarita.

Il secondo è il racconto del saponaro Vincenzo Bonelli che aveva perso la moglie a causa della peste. Deciso a suicidarsi, salì sul monte Pellegrino dove gli apparve Rosalia. La santa gli indicò il luogo in cui erano sepolte le sue reliquie e gli chiese di portarle per le vie della città perché avrebbero fatto grandi miracoli.

Il povero uomo, allora, andò dal vescovo Doria che, affascinato dal racconto, avviò delle indagini sulle ossa ritrovate e scoprì che appartenevano ad una giovane donna, Santa Rosalia.

Il vescovo ordinò che si facesse una processione. Al passare delle ossa, tutta la città fu guarita dal morbo fatale.


Il festino…”U fistinu”. Dalla prima processione del 9 Giugno 1625 ad oggi i palermitani sono rimasti fedeli alla santa. Per questo ogni anno, in piena estate, si organizza il “festino”, una serie di spettacoli itineranti in onore della santa miracolosa.


Il festino (per noi palermitani “U fistinu”) inizia il 10 Luglio e si conclude il 15 Luglio. In quei giorni la città è in fervore. Tutti attendiamo con ansia la messa in scena della storia del miracolo. E tutti insieme viviamo un grande momento di identità collettiva.

Il popolo palermitano, unito dalla tradizione, sfila in processione dietro il “Carro Trionfale” della santa, allestito ogni anno da importanti artisti locali e non che mettono il loro talento al servizio della città.

L’iconografia del carro si ripete nel tempo: un vascello, quello recante la peste, un monte, il Monte Pellegrino, e sul monte, sovrasta Santa Rosalia che salva la città.


Il carro attraversa le vie del centro storico e al suo passare, la gente affacciata ai balconi grida il nome della santa e getta petali di rose. Dal Cassaro alla Marina tutta Palermo è vicina alla santa con cui vuole ancora dialogare. Ai Quattro canti, il cuore della città vecchia, il sindaco sale sul carro e grida una frase che ormai è passata alla storia: “Viva Palermo e Santa Rosalia”.

La processione si conclude alla Marina, dove uno spettacolo di giochi pirotecnici tiene la gente con la testa rivolta verso il cielo a contemplare quella volta dai mille colori.


Il 15 Luglio tutto si conclude con una processione religiosa dietro le ossa della Santa che, come nel lontano 9 Giugno 1625, attraversano la città attirando l’attenzione di tutti, uomini di fede e non.

A mezzanotte le ossa vengono riportate in cattedrale e già si comincia a pensare a come sarà il prossimo e tanto atteso festino.


Vi propongo una seria di link per vedere alcuni stralci del festini degli anni passati. Si tratta di frammenti dello spettacolo teatrale messo in scena durante i festeggiamenti. Negli anni molti attori importanti, come Remo Girone, hanno voluto partecipare agli spettacoli. Nel primo vedrete alcune scene del festino del 2004, nel secondo una danza siciliana molto bella.


http://www.youtube.com/watch?v=DuNp4Axp2rI&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=DEeO7vy1CM4&feature=related

Giovanni was born in a lift

In Bisceglie, near Bari in Italy, Giovanni was born in the lift of the local hospital.
13th April 2009, a woman and her husband run to their doctor because of a possible indigestion after Easter meals. The doctor announced her she was pregnant. But she didn’t know it. The birth was imminent, so they run to the near hospital. There, a lift breakdown forced her to give birth in the lift. The ASL Bat affirmed that there was not any breakdown at the lift. Perhaps we never know the truth. Luckily, little Giovanni weighs 2 kilos and 700 grams and he has a very good health.

venerdì 22 maggio 2009

Fontane che danno vino




Tra le tante fiere e ricorrenze delle nostre zone scelgo di parlare di quella a me più vicina: la sagra dell’uva.

È la festa più importante di Marino, ogni prima domenica di ottobre, unisce l’aspetto religioso e quello profano.
Si celebra, infatti, la Madonna del SS. Rosario, sotto la cui protezione avvenne la spedizione navale della Santa Alleanza contro l’Impero Ottomano, sconfitto a Lepanto il 7 ottobre 1571. Uno dei maggiori artefici di quella vittoria fu Marcantonio Colonna, signore di Marino.
Nel 1925 per iniziativa del poeta Leone Ciprelli, venne istituita la sagra con l'idea di creare una festività per sponsorizzare il vino nostrano.
Il nucleo della festa è la domenica. La mattina si parte con la messa solenne nella Basilica di San Barnaba e al termine della funzione, la processione per il centro, fino a tornare alla basilica di partenza per la supplica alla Madonna di Pompei. Durante la processione la statua della Vergine è portata a spalla su una macchina barocca, accompagnata dalle Confraternite, che sfilano con enormi stendardi e insegne. Non so se avete presente le strade del centro di Marino, tutte ciottoli e salitone, insomma una gran fatica per quei poveracci che trasportano la Santa.
Nel pomeriggio l’afflusso di gente per le strade diventa spaventoso per le nostre abitudini, nell’ultima sagra si stimano nel pomeriggio 80mila presenze. Si commemora la vittoria di Lepanto con un Corteo Storico in costume rinascimentale animato da centinaia di figuranti, con cavalli e armature, carri allegorici che ricordano il trionfo tributato a Marcantonio Colonna.
Il culmine dei festeggiamenti si raggiunge al tramonto, quando dalla barocca Fontana dei Mori sgorga vino puro, l'erogazione di acqua è sospesa. Il miracolo si protrae per circa un’ora e ciascuno può attingere e bere in tutta tranquillità vino a questa e ad altre fontane sparse per la città .
Almeno in teoria. Ecco, perché nell’ultima edizione per un piccolo disguido gli addetti hanno commesso un errore per cui il vino per alcuni minuti è sgorgato dai rubinetti delle case del centro e non dalla fontana. Ci spernacchia pure il Times


L’amministrazione comunale allieta la giornata con ospiti, cantati e comici. Certo che le risorse sono quelle che sono e gli ultimi sono stati gente del calibro di Gigi D’Alessio, Flavia Vento, Ascanio e Katia (!!) e Roberto Ciufoli.
Ma nemmeno Bono Vox se invitato sarebbe al centro dell’attenzione. I veri protagonisti che rendono magica l’atmosfera restano stornelli e ubriaconi in ogni angolo.

domenica 17 maggio 2009

Non sono più i santi di una volta

Bisceglie. Prima domenica di Agosto. Festa dei Santi. Non uno ma ben tre. Noi biscegliesi non ci accontentiamo. San Mauro, San Sergio, San Pantaleone.
Comunque forse dovrei dire Fiera dei santi. Sì perché i santi sono il pretesto per fare fiera. Credo che da sempre esistano dei riti festaioli ad accompagnare la ricorrenza del santo di turno. Ma credo anche che forse ne abbiamo perso il senso. Ma passiamo ad altro…

Come direbbe qualcuno: “Alla festa dei Santi escono pure gli scavi di Pompei!
Un modo come un altro per descrivere il “casino di gente” che in quel giorno si riversa per le strade. I più adulti prendono d’assalto il Palazzuolo, il centro della città, e le sue bancarelle. I più giovani invadono via Calace per le tanto attese giostre. Spallate tra la folla, spintoni gratuiti. Il tunz tunz di sottofondo. Guardare per credere.

Se decidete di venire a Bisceglie per onorare la ricorrenza non stupitevi se ad un certo punto della serata vedrete il Luna Park svuotarsi. E non chiedetevi dove stanno andando tutti… a mezzanotte in punto c’è la batteria, i fuochi d’artificio. Ed è la corsa al posto in prima fila. Vi porto io in un posto dove non c’è nessuno è la frase più ricorrente. Il muro (sulle antiche mura di cinta, ottima visuale del porto), il molo, la Lega Navale, il porto sono letteralmente presi da assalto da habitué e nuovi arrivati. Alle 00.00 il colpo di avvertimento. Un minuto dopo dal molo, accanto al faro, partono i fuochi. Applausi.

Dopo la momentanea interruzione si riprende. Giostre, bancarelle, fiera. E i Santi direte voi? Cosa centrano? Come cosa centrano?!? Se non ci fossero non ci sarebbe la fiera. Un’abitudine ormai.
È un po’ triste però. Non credete?
Se abbiamo voglia di bere e stare in compagnia facciamolo. Perché aspettare i Santi?
Se abbiamo voglia di Luna Park, bene, andiamoci. Ma i Santi che c’azzeccano?
Se abbiamo voglia di passeggiare in centro, perché solo alle fiere?
Chi crede ai Santi dovrebbe riscoprire il senso religioso della Festa.
Chi non ci crede ne riscopra il senso mangereccio e più propriamente festaiolo.
Ve li immaginate San Mauro roteare sul Tagadà, San Sergio a testa in giù sul Ranger e San Pantaleo a saltare sul Canguro!?!
Fiera batte Santi 3 a 0.

sabato 9 maggio 2009

Peppino Impastato. La storia di un giovane siciliano.

"I miei occhi giacciono in fondo al mare nel cuore delle alghe e dei coralli. Seduto se ne stava e silenzioso stretto a tenaglia tra il cielo e la terra, e gli occhi fissi nell'abisso."


Nell'ultimo post ho promesso che avrei parlato della mafia. Vorrei farlo adottando un punto di vista particolare. Non quello dello storico, del sociologo o del critico, ma quello di un ragazzo che sente il peso di questa forma di criminalità organizzata e che stima e ammira il coraggio di quegli uomini che nella sua terra hanno trovato la forza di ribellarsi. Di alzare la voce.

Peppino Impastato è uno di questi. Il 9 Maggio ricorre il trentunesimo anno della sua morte.

La vita. Giuseppe Impastato nasce a Cinisi (un paese in provincia di Palermo) il 5 Gennaio del 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La sua famiglia conosceva molto bene le dinamiche del sistema mafioso. Peppino parla così di suo padre, in una sua nota biografica:

"Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E' riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività."

Questa descrizione è sufficiente a comprendere quanto avesse sofferto Peppino nella sua vita. Lui, scegliendo di ribellarsi alla mafia, conduceva una lotta contro la sua stessa famiglia.
Immagino quanto non sarà stato facile per lui andare contro suo padre.
L'affetto che il padre gli negava lo cercava nella politica. Lo stesso Peppino ha affermato di essere arrivato alla politica su basi puramente emozionali. Essa era la chiave di volta per reagire a una situazione familiare divenuta insostenibile.

La poesia che ho scelto per aprire questo post mette in luce la sua solitudine. Peppino ne ha scritte molte altre. Da tutte emergono un'ansia e un tormento interiore, il bisogno di affetto e la voglia di arrendersi. Di lasciare tutto. In realtà, non ha mai abbandonato il sogno di battersi per la sua terra, la Sicilia, e per la sua città, Cinisi, che ospitava uno dei più spietati boss mafiosi: Tano Badalamenti.

Ai suoi momenti di solitudine, di disperazione (Peppino stava anche giorni interi senza parlare con nessuno per chiudersi nel suo silenzio) si alterna una vita ricca di esperienze e di momenti formativi che coinvlogevano ed esaltavano tutti coloro che ruotavano attorno a questa personalità affascinante.
Per esempio, nel 1975, Peppino organizza il circolo "Musica e Cultura", un'associazione che promuove attività culturali e che diventa il principale punto di riferimento per i giovani di Cinisi.
In quegli anni a Cinisi, Peppino apre Radio Aut, un'emittente autofinanziata che offre programmi di controinformazione e di satira nei confronti dei "signorotti" locali e degli esponenti della mafia.
Nel 1978 Peppino si candida alle elezioni comunali di Cinisi con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria.

Poco prima delle elezioni, in una notte buia "dello Stato italiano, la notte di via Caetani e Aldo Moro", Peppino è stato ucciso barbaramente: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sulla linea ferrata che collega Palermo a Trapani.
Nessun cognome l'ha salvato, nemmeno quello di suo padre.

Le indagini. La polizia e la magistratura avevano dichiarato che Peppino si era suicidato. I suoi amici siciliani sapevano che non era così. Peppino non sarebbe mai arrivato a tanto.
Successivamente il tribunale di Palermo archiviò il caso, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma sostendendo l'impossibilità di trovare i veri colpevoli. Negli anni, però, il Centro Impastato e la famiglia con forza hanno gridato giustizia, pretendendo che fosse fatta luce sulla vicenda.
Si è trattato di un lungo e complicato processo, più volte depistato da alcuni rappresentanti delle istituzioni.
Gaetano Badalamenti, mandante dell'omicidio e Vito Palazzolo, suo vice, saranno riconosciuti colpevoli e arrestati soltanto nei primi anni del 2000.

L'eredità di Peppino. Molti continuano a credere che la Sicilia sia solo mafia. Alcuni parlano dei siciliani come di un popolo di sconfitti, come di un popolo che non vuole cambiare.
L'esempio di Peppino, di Falcone e Borsellino e di tutti coloro che hanno deciso di non lasciare la Sicilia e di battersi per essa, cammina sulle gambe di migliaia di giovani che credono e sperano ancora. Ragazzi che non si sono arresi e scendono in piazza ogni anno, fedelmente, per ricordare i nomi di coloro che sono un esempio di giustizia, di forza interiore e coraggio, non solo per la Sicilia ma per tutta l'Italia.
Vorrei ricordare qui l'Associazione "Addio Pizzo", che si fa da anni portavoce di una riforma culturale contro la mafia. A comporla sono ragazzi e ragazze, uomini e donne, che si riconoscono nella frase "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità": scopo dell'ente, infatti, è quello di combattere il racket e ogni forma di estorsione.

La storia di Peppino: film, musica. La vicenda del giovane siciliano ha interessato molti intelletuali, giornalisti, registi. Il suo coraggio non poteva e non può essere taciuto. Qualche anno fa è uscito il film "I cento passi" di Marco Tullio Giordana.
Qui vi propongo una delle sequenze finali, dove uno degli amici di Peppino si sfoga e parla in maniera accorata del suo caro amico.
In molte occasioni a Palermo si parla di Peppino e di tutti coloro che hanno pagato con la vita il coraggio della verità. Nelle scuole, nelle piazze, durante i cortei che tra pochi giorni affolleranno le strade di Palermo per ricordare le vittime della mafia. Ad accompagnare i ragazzi giù per le strade c'è anche una canzone dei Modena City Ramblers, una biografia in musica della vita di Giuseppe Impastato.

martedì 5 maggio 2009

Resoconti sciatori: strutture ciociare rimandate


Terminata la stagione invernale, anche se questo emerge esclusivamente dal calendario viste le temperature tutt'altro che miti di questi giorni, è tempo di resoconti per sciatori ed amanti della montagna. Alatri e la provincia di Frosinone tutta, possono fregiarsi di due stazioni sciistiche site in comuni limitrofi, facilmente raggiungibili dunque. Facendo una disamina di queste località, ritengo opportuno iniziare da quella che risulta più vicina, a livello di chilometraggio ovviamente, dal mio paese Alatri.
Campo Catino, del comune di Guarcino, è posta tra i Monti Ernici ed i Monti Cantari a 1800 metri di altitudine. Essa beneficia di una posizione altamente strategica: potrebbe rappresentare infatti una importante meta sia per gli appassionati sciatori della provincia di Roma, in quanto dista dalla capitale solo 90 km, sia per gli abitanti della provincia di Frosinone, visti i soli 40 km da percorrere per la gens ciociara. L'altitudine che consente un buon livello di innevamento anche sino a primavera, è accompagnata da ben 5 impianti di risalita: una seggiovia quadriposto e cinque sciovie. Sono percorribili 12 km di piste di varia difficoltà.
La stazione sciistica di Campo Staffi si trova invece nel comune di Filettino. Anch'essa agevolata da una comoda sistemazione geografica, è adempibile infatti pervenirle con soli 100 km da Roma, con 70 da Alatri e 30 da Avezzano. Questa stazione possiede 8 sciovie e due seggiovie, di cui una triposto. Le piste sono 16, collocate tra i 1600 e i 2000 metri, adatte a tutti i tipi di sciatori. Da poco tempo la stazione di Campo Staffi si è dotata anche di una pista per snow-board ed una per gli amanti dello sci di fondo.
Dopo questa breve descrizione, verrebbe spontaneo chiedersi come mai, queste amene località debbano essere inserite in un testo proprio ad esaminare un problema per la mia località. La risposta è comunque di una semplicità quasi banale. Queste strutture non funzionano...o almeno funzionano a singhiozzo. Campo Catino nonostante le immani nevicate di quest'inverno è riuscita a metter a disposizioni degli sportivi, pochi in realtà viste le continue anomalie delle attrezzature, solo due impianti su cinque. Una volta si parlava di seggiovia rotta..una volta si asseriva di una mancanza di fondi per aprire..e così via. Meglio non è andata agli amanti di Campo Staffi. Problemi tecnici e strutturali hanno assillato gli sciatori per tutta la stagione. Si è aperto tardi e si è chiuso prima il periodo sciistico.
Queste stazioni situate nel territorio ciociaro sono dunque “poco sfruttate” e nonostante il grande patrimonio naturale e delle potenzialità inimmaginabili i risultati sono sempre scarsi. Resoconto assolutamente insufficiente dunque. E che la tanta neve non continui ad essere sperperata da queste grandi ma piccole strutture. Ad maiora.

domenica 3 maggio 2009

Il ballo del mattone


“Una volta qui era tutta campagna...”. Quanti avranno sentito questa frase nei discorsi dei ‘meno giovani’ e ascoltato il racconto di spazi liberi a perdita d’occhio prima che la geografia del luogo in questione venisse stravolta.
Il compagno Mac ricorda la vena ironica del nostro blog, ma il rischio, nell’affrontare questi temi, è che essa lasci il posto a rabbia e indignazione.

Gli anni cinquanta/sessanta sono passati da un po’ ma ancora oggi dalle mie parti è tutto un fiorire di impalcature e palazzine che spuntano come funghi. Non c’è bisogno nemmeno di una notte di pioggia, se c’è tanto meglio, con la foschia del giorno seguente che riduce la visibilità.
La cementificazione coatta è uno dei maggiori problemi che investono l’area dei Castelli Romani.
Uno scempio ancora più grave se si pensa che si tratta di zone di elevato pregio ambientale, sottoposte a vincolo paesaggistico.
La situazione assume toni più o meno gravi a seconda del paese considerato, del tipo di amministrazione, degli interessi messi in circolo, ma può essere assunta come comune denominatore della zona.
Quartieri trasformati e urbanizzati in pochi anni trovano la spiegazione ufficiale nella vicinanza con Roma, che ha connotato i Castelli come sorta di dormitorio e domicilio, con affitti più bassi rispetto alla Capitale.
I motivi reali forse vanno ricercati altrove. È il business dei costruttori ‘esterni’ che si arricchiscono deturpando un territorio che non è il loro, buono solo per fare profitti. È la strana logica cromatica degli urbanisti che non sopportano il verde, e sostengono che il grigio si intoni meglio con cielo e nuvole.
E a mano a mano la cerchia si estende coinvolgendo geometri e architetti, in una strana alchimia di cubature, calcoli e raggiramento ostacoli ( nuova specialità olimpica? ).
E poi l’abusivismo edilizio che trova un prezioso alleato nella connivenza politica.
Sì, perché a livello locale gli interessi tra giunte e le industrie del mattone spesso convergono. Allora scatta il reciproco sostegno, gare d’appalto pilotate, pubblicità, circoli viziosi.
Ed a livello nazionale si giustifica il tutto. Quale migliore legittimazione delle brillanti leggi sul condono? Ridiamo per non piangere
Non mancano di tanto in tanto interventi riparatori, ma anche quando la norma prescrive si trova il modo per cavarsela. Come sosteneva Giolitti: “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”.

Come se non bastasse lo stravolgimento dei paesaggi, si schiudono nuovi problemi. Tra i più recenti quello dell’acqua carente o addirittura inutilizzabile se erogata di notte mischiata con metalli e terra. La spiegazione, sostiene l’Acea che gestisce la rete idrica, è la maturazione delle conseguenze di tutte le opere abusive o, comunque, non autorizzate che imperversano nell’area castellana (qui il comunicato).

Ma a dirla tutta non sono più di tanto gli ecomostri in sé a preoccupare (anche quando al limite della decenza.. clicca qui). Il pericolo più grande è quello che sta facendo sempre più presa sulla popolazione: una sorta di assuefazione e quindi sostanziale disinteresse.
Poco possono i movimenti ambientalisti che si battono nel territorio quando stand e gazebo allestiti vengono evitati e le iniziative ignorate.
Indifferenza 1 – Noantri 0.
Corsa all’ultimo centimetro.

venerdì 1 maggio 2009

A Bisceglie nascono anche in ascensore

I problemi delle nostre città sono il tema di questo nuovo post.

Ora, scrivere che ieri, 30 aprile, è esplosa una bomba, dicono un piccolo ordigno, all’ingresso di un ricamificio mi sembra eccessivo.
Riscrivere di Francesco Cianciana, freddato da un sicario un sabato mattina di poche settimane fa in pieno centro, mi sembra fuori luogo. Soprattutto per la vena ironica di questo blog.
E ancora, esplorare le già accennate discariche a cielo aperto mi sembra superfluo.
Così come raccontare di rapine, di operai che cadono e di inchieste sulla sanità locale.

Cercando qualcosa di più simpatico e leggero da raccontare, mi sono imbattuto in una notizia che definirei quantomeno curiosa.
Il 13 aprile scorso, una giovane donna tranese partorisce un bambino. E fin qui tutto normale. Sennonché la donna non sapeva di essere incinta (ho letto che avesse già partorito tre volte. E ho anche letto che si trattava di una giovane sposa. Chissà!). Io non sono un ginecologo e quindi passo oltre. Anche perché c’è di meglio. La donna ha partorito in ascensore. E va beh…nei film sì e nella realtà no?! Ma c’è una cosa ancora più singolare. Cercando su google notizie sull’episodio, mi sono accorto che Gazzettadelmezzogiorno.it scrive il 15 aprile che l’ascensore aveva subito un guasto e pertanto faceva su e giù e si è finalmente aperto solo dopo la nascita del piccolo. E in questi termini la notizia è riportata su numerose testate. Anche un politico locale interviene sulla faccenda in un’interrogazione urgente all’Assessore alle Politiche della Salute ricordando che questi avvenimenti non sono affatto infrequenti negli ospedali della Asl Bat. La chicca finale? Un piccolo dettaglio: in una nota ufficiale, riprendendo le testimonianze del medico di ostetricia di turno e della stessa donna, la Asl Bat afferma che non c’è stato alcun guasto all’ascensore e che la donna, arrivata in ospedale a travaglio avanzato, ha partorito sulla barella durante il trasporto. Scegliete voi da che parte stare. Nel frattempo Giovanni sta bene, pesa 2 chili e 700 grammi e se la ride di noi e dei nostri problemi. E riderà ancor di più quando da grande immaginerà la scena del parto di sua madre.

Ma c’è un’altra cosa simpatica a Bisceglie.
Le piste ciclabili. La Gazzetta del Mezzogiorno del 03 giugno 2008, quasi un anno fa, riporta una lettera inviata dal WWF a: Ill.mo Sindaco di Bisceglie Avv. Francesco Spina, Ill.mo Comandante Vigili Urbani Comune di Bisceglie Dott. Magg. Michele Dell’Olio, Ill.mo Assessore ai Servizi di Polizia Municipale Rag. Giovanni Abascià. La lettera riporta le lamentele di molti cittadini, oltre che per il non collegamento dei tratti di pista ciclabile presenti, per il continuo slalom che le bici devono fare per evitare le macchine parcheggiate sulle piste ciclabili. Si potrebbe aggiungere che sono state fatte con l’inchiostro simpatico… visto che dopo poche settimane il colore rosso scuro utilizzato si è confuso col nero dell’asfalto. Ma lasciamo stare, la linea gialla si vede ancora. Soddisfazione!
Questa è la pista ciclabile sotto casa mia. Ed è quasi tutti i giorni così. Provateci voi a passarci in bici. E provateci voi a trovare un vigile. Schhhh.

Tante altre cose potrei raccontarvi. Ma per motivi di spazio e per non annoiarvi oltre mi fermo e aspetto con voi i post dei miei compagni bloggers. Alla prossima.

sabato 25 aprile 2009

Tra sospiri, tradizione e dialetto... Primi passi a Bisceglie

Bisceglie.
Potrei raccontarvi dei monumenti che la città offre…
…e anche delle buche per le strade.
Potrei descrivervi i panorami che il paese mostra…
…e anche le discariche a cielo aperto che la civiltà produce.
Potrei narrarvi il mare, i santi e la storia
…e anche di episodi di sangue che di tanto in tanto macchiano le mie strade.
Ma di tutto questo ne hanno già parlato in tanti.

Io, come i miei amici di questo blog, preferisco di volta in volta scrivere di piccoli dettagli, di personaggi, di tradizioni e abitudini che Bisceglie regala ai suoi cittadini. E che chi non è del posto (o perlomeno del sud) farebbe fatica, forse, a comprendere fino in fondo.

Per cominciare…

Se dovesse capitarvi di passeggiare per il locale Palazzuolo, incapperete (forse oggi non più ma anni fa sicuramente… la crisi si fa sentire) in una pratica storica della città. I braccianti agricoli lì si riuniscono per prmmètt. Ovvero per promettere. Promettere cosa, vi starete chiedendo. Promettono la giornata di lavoro in campagna per il giorno seguente.
Tra di loro, come in ogni città che si rispetti, si annida una specie mai in via di estinzione e di cui il Paese Italia è pieno: gli stangachiàzz. Questi “animali” si aggirano per le strade con faccia stanca, quasi afflitta. A vederli sembrano provati nel fisico e nell’animo da chissà quale fatica. E invece no. Il loro unico lavoro è evitare di trovarne uno. Se in un posto c’è da sudare loro sono sicuramente da un’altra parte. A loro la tradizione popolare ha dedicato un proverbio, diventato poi una canzoncina che i più non capiranno, che dice che la fatica si chiama chicozza e a me non m’ingozza, la fatica si chiama cerase e a me non me trase.

A proposito di proverbi, discorso a sé merita il nostro dialetto. Si racconta che San Nicola, scacciato in malo modo dai biscegliesi mentre predicava il Vangelo, abbia storpiato la nostra parlata. In effetti è così. E anche tra pugliesi facciamo fatica a capirci. A dirla tutta anche contadini e pescatori, parlassero in dialetto, farebbero fatica a capirsi.

E ancora. Tipicamente biscegliese è l’usanza di darsi i soprannomi. Soprattutto in passato. E così se i miei nonni cercano di capire chi è la tale persona la frase tipica è Sà cur a c’apparten? (sai da che famiglia proviene quello?). E via tra nomi e genealogie infinite…
Vivere a Bisceglie è divertente. A dirla tutta anche morire a Bisceglie è divertente... clicca qui.

Con il solo obiettivo di incuriosirvi, chiudo questo primo intervento con un sospiro. Non in senso letterale ovviamente. I sospiri, nati nella leggenda tra monache di clausura e i seni di un'innamorata, sono uno dei dolci tipici di Bisceglie. L'enciclopedia Meraviglie d'Italia lo descrive in breve: specialità di Bisceglie, dolcetti di pan di Spagna, farciti con varie creme. Leggere un sospiro non è granché, assaggiarlo è tutta un’altra cosa.

Come tutto un paradiso, li Castelli sò accosì


Correva l’anno 1926 e dalla penna di tal Franco Silvestri scaturì quel grazioso componimento dal titolo 'Na gita a li castelli' (o Nannì)
Ancora oggi si sente fischiettare ed intonare il motivetto che se non copre l’intera area dei Castelli offre comunque uno squarcio dei più interessanti luoghi del comprensorio.
Se si vuole compiere un rapido excursus dei paesi in questione perché non lasciarci guidare dalle dolci note della canzone?


“ Guarda Frascati ch’è tutto un sorriso, ‘na delizia, ‘n’amore, ‘na bellezza da incantà ”.
L’esordio è quasi obbligato. Non si può che partire da questa amena località, che chi vi scrive definirebbe ‘adorabile’. Gelaterie e pub, ristoranti di classe e popolari, cinema e piazze sempre frequentate, nonché discreta movida notturna in quella che è nota come la ‘Capitale dei Castelli Romani’.

“ Lo vedi, ecco Marino, la sagra c’è dell’uva, fontane che danno vino, quant’abbondanza c’è ”.
Ebbene sì, si prosegue menzionando il luogo in cui brooks soggiorna. Inevitabile il riferimento alla celeberrima sagra dell’uva, un must per residenti, ubriaconi o semplici curiosi. Per chi non crede nei miracoli, segnatevi ottobre 2009, assisterete alla suggestiva visione di fontane che improvvisamente non buttano più acqua ma prezioso nettare dal buon sapore.

“ Appresso c’è viè Genzano, co’r pittoresco Arbano, là c’è l’Ariccia.. ”.
Uno dopo l’altro i tre comuni posti lungo la via Appia. Poche parole per ciascuno di essi.
Genzano è il paese dell’infiorata (un dramma se avete qualche allergia a fiori e piante) e del pane più buono del mondo.
Albano viene definito pittoresco forse per le ville e i giardini che lo riempiono, oppure per il corso intasato dal traffico anche alle tre di notte.
Ariccia, infine, famosa per il ponte (allegra metafora di suicidi), per Palazzo Chigi, ma chi si vuole prendere in giro: deve la sua notorietà alle fraschette che la caratterizzano.

“ Più giù c’è Castello ch’è davvero un gioiello co’ quer lago da incantà; e de fragole ‘n profumo solo a Nemi poi sentì:sotto quer lago un mistero ce sta, de Tibberio le navi so’ l’antica civiltà ”.
Mettiamo qui insieme le cittadine dei due splendidi specchi lacustri della zona.
Castel Gandolfo è anche la residenza estiva papale (e voglio dire, se il Pontefice che problemi di spostamento o soggiorno non ne ha, viene qui un motivo ci sarà).
Nemi forse alletterà i golosi. Coppette, liquori, strane composizioni rossastre. Fragole in tutte le salse.

“ E le velletranelle se mettono a cantà, se sente ‘no stornello, risponde un ritornello ”.
Per finire Velletri, la città più estesa e popolata. Qui si trova di tutto. Qualcuno vi parlerà dell’importante centro ospedaliero, del tribunale, del carcere di massima sicurezza. Ma non provate a chiedere ai pendolari di trenitalia della linea ferroviaria che la collega con Termini.


Rimangono fuori da questi versi tanti altri comuni e tante curiosità. Ma una breve passeggiata doveva essere e così è stato.
Non resta che venire di persona a fare un giro e controllare. Sarò sincero, col rischio poi di non voler più andarsene per ritornare a casa.

giovedì 23 aprile 2009

Viaggio tra i personaggi alatrensi: il Conte Bebè

Dopo le efferate e ormai ahimè note vicende del “mandriano” di Castelliri ben documentate da “Striscia la Notizia”, che stanno a testimoniare la presenza di qualche personaggio strano nella provincia di Frosinone, ho pensato di percorrere le strade della mia cittadina Alatri, attraverso il racconto di alcuni signori particolari, che hanno accompagnato la mia adolescenza e non solo la mia, e che con essi volenti o nolenti si aveva sempre in qualche modo a che fare....qualcuno che non c'è più e che non si può non ricordare.
Come se chi non rimembrasse atti o particolari di questi signori non sia vissuto nella sua città. Una maniera come un altra, o forse una maniera un pochino particolare per raccontare Alatri e la sua gente a tratti esilarante. Poi che ogni città luogo o paese che sia abbia i suoi “simboli” è cosa nota, ma è ancora più risaputo il fatto che ognuno è legato particolarmente ai suoi personaggi un po folcloristici e che li ritenga “migliori”, nel modo più scherzoso si possa intendere, rispetto ad altri. C'è anche chi però riesce in qualche modo a non calare nell'oblio, a non essere dimenticato pur trascorrendo una vita solitaria, pacata, quasi mai sociale.
Ed è proprio da qui che vorrei iniziare il mio racconto, da un uomo che ha incarnato in pieno quella che può essere definita un'asocialità distinta, più voleva starsene solo e più lo si notava. Parlo del Conte Bebè, all'anagrafe Umberto Del Vescovo. Sicuramente uno dei più suggestivi personaggi della nostra città in epoca recente. Tanti i ricordi che ho di lui, il suo portamento impettito, i suoi abiti da altri tempi, degli occhialoni calati su un naso importante ed un passo lento e solitario. E le sue medaglie su tutta la giacca??? Ma quante ne aveva?? Tante! Difficile stabilire dove e quando le avrebbe meritate. Si diceva di lui che fosse un nobile, un aristocratico che coprì ruoli prestigiosi nella sua vita, tra i quali ricorreva sempre nelle menti e nei racconti degli alatrensi quello di custode del Duomo di Siena. Il suo bastone che lo accompagnava nelle passeggiate tra i vicoli della mia città era sicuramente il tratto distintivo del nostro Conte Bebè. Quante se ne dicevano su quel pezzo di legno. Si asseriva addirittura che
il famigerato bastone avesse un valore economico quasi inestimabile. Stesso discorso per l'ipotetica collezione d'arte ben preservata nella sua dimora. Il bastone, la cultura e l'aria di chi si faceva sempre i fatti suoi.
Pochi ingredienti per entrare a far parte dei ricordi indelebili dei suoi concittadini. E di chi scrive ovviamente. Morì nella sua dimora nel centro storico quasi novantenne. Le sue lente passeggiate restano tutt'oggi vive nelle menti dei suoi concittadini. Un uomo nobile, mai esilarante, ma non per questo meno “coccolato” dai più.

sabato 18 aprile 2009

Viaggio in Sicilia. Prima tappa.



“L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: la Sicilia è la chiave di tutto”.

Così commentava Goethe il suo viaggio in Sicilia, in una lettera tratta dalla sua opera “Viaggio in Italia” datata venerdì 13 Aprile 1787.
Molti altri poeti e artisti di ogni epoca sono rimasti colpiti dalle bellezze esotiche e dall’arte presenti in Sicilia.
Omero, Cicerone, Lucrezio, Carducci, Quasimodo e molti altri ancora hanno descritto con toni entusiastici ciò che avevano visto tra le vie di Palermo, Siracusa, Catania e le altre città siciliane, grandi e piccole.

Alcuni intellettuali hanno anche tracciato un identikit del popolo siciliano.
Cicerone, a proposito dei siciliani, scrisse nella sua opera De praetura Siciliensi: “Qualunque cosa possa accadere ai siciliani, essi la commenteranno con una battuta di spirito…”.
Devo dire che Cicerone aveva ragione. I siciliani hanno il dono di portare il buon umore anche lì dove apparentemente non possa essercene.

Certo, la Sicilia, lo sappiamo tutti, è stata una terra che ha pianto tanto e tutt’oggi, sfortunatamente piange ancora i crimini di un passato non troppo lontano. Di questo, però, vi parlerò prossimamente.
Vorrei, ora, parlare della Sicilia iniziando da un po’ di storia.

La Sicilia è la più grande isola del Mediterraneo. Culla di diverse civiltà, luogo d’incontro di diversi popoli, essa colpisce per il suo panorama così variegato e affascinante.
Le coste si sviluppano intorno a larghi golfi, promontori arditi e insenature strettissime, lunghe distese di sabbia e immense scogliere.
Le montagne sono una continuazione dell’Appennino calabrese e si dividono nei Peloritani, negli Erei e negli Iblei. L’Etna impera con il suo cratere ancora fumante tra tutti i vulcani d’Europa.
L’espressioni artistiche sono le più svariate e trasformano le passeggiate per le vie delle città in un vero e proprio viaggio nel tempo.
Capitale della Trinacria è Palermo.

Palermo è anche la mia città. Situata sulla costa settentrionale, essa è da sempre il connubio di bellezze artistiche e paesaggistiche.
Molte ipotesi sono state fatte sulle origini della città. Probabilmente i fenici furono i primi ad entrarvi e la battezzarono “ZiZ”, che vuol dire fiore. Panormus è il nome dato dai greci, e vuol dire tutto porto.
Tutte le dominazioni (romani, arabi, spagnoli, angioini, aragonesi, borboni) che passarono per Palermo lasciarono una traccia nella lingua, nella cultura e nell’arte palermitana.
Palermo è conosciuta anche per la bellezza del suo mare. Mondello è la spiaggia dei palermitani. Situata a 12 km da Palermo, è una delle più belle stazioni balneari: il suo mare tropicale e la sua sabbia sottile attirano ogni estate migliaia di bagnanti, italiani e stranieri.
E il tramonto lì è un vero spettacolo!!

Ora entriamo nel cuore pulsante di Palermo, il suo centro storico, che è uno dei più grandi d’Europa.
Tra le sue vie si articolano i vari mercati palermitani, i maggiori poli di attrazione della città.
Il folklore delle stradine strette della Vucciria, del Capo e di Ballarò hanno un fascino unico al mondo.
In questi luoghi orientaleggianti si respirano i profumi e i sapori delle pietanze tipiche siciliane, della frutta fresca, delle arance siciliane e del pesce fresco.
Tra un’abbanniata(canto di origine araba usato dai venditori per sponsorizzare la loro merce) e l’altra, ti sembra di attraversare strade senza tempo.
Tutto lì sembra incitarti alla vita, al sorriso e all’allegria, anche se si tratta di strade molto povere.
Purtroppo tra quelle strade si è sviluppata anche una certa mentalità, quella mafiosa.
E sì, la mafia a Palermo, e in Sicilia in generale, è una terribile realtà che merita un approfondimento.

giovedì 2 aprile 2009

Presentazione

Se siete capitati qui, magari per caso, un attimo di smarrimento sarà normale.
Stiamo lavorando per voi e lo spazio è ancora in fase di allestimento. Ma già operativo.

Cominciamo spiegando la sigla “Al Pabicas”. I bravi blogger, almeno, farebbero così.
Nient’altro che l’accorpamento, tramite sillabe iniziali, dei posti dove ciascuno di noi è nato, cresciuto e, in certi casi, vive ancora.


Si parte da qua. « Spuntava il giorno, ma il sole era ancora nascosto dietro ai monti che mi accingevo ad attraversare per recarmi ad Alatri... finalmente, dopo aver girato una collinetta, vidi dinanzi a me questa interessante città, ricca di splendidi palazzi. Non avevo ancora visto una città di così bell'aspetto nei monti del Lazio. » Fu questo l'impatto dello storico tedesco Ferdinand Gregorovius, innamorato a prima vista di una delle cittadine più importanti della provincia di Frosinone.
Si passa poi per Palermo, città dalla storia millenaria e dalle più diverse espressioni artistiche: un intreccio di storia e tradizioni popolari, di arte e folklore, di musica e cantastorie .
Si risale per Bisceglie, 35 km a nord di Bari. Una vecchia enciclopedia la definisce ridente cittadina turistica bagnata dall’Adriatico. Chissà cosa ci avranno trovato da ridere gli autori di quell’enciclopedia?! Cercheremo in questo blog di scoprirlo insieme.
Il nostro viaggio si chiude al complesso dei Castelli Romani, la splendida cornice che si estende a pochi passi dalla Capitale. La campagna che iniziarono a popolare le famiglie baronali dopo la caduta dell’Impero e che prende il nome dalle fortificazioni e i veri e propri castelli costruiti in età medioevale.


Perché la scelta sui quattro luoghi in questione ?
Tutto comincia un giorno, quando altrettanti loschi figuri (specie i due meridionali) si trovano nell’Urbe e decidono di mettere in piedi questo blog per parlare delle loro città natali, per mettere a confronto storia e tradizioni, ciò che li unisce e ciò che li divide.
Si tratti di un accento o un proverbio, una pietanza o un condimento.

Il Conte è il “saggio” del gruppo. Il soprannome, non certo per le nobili origini, gli veniva affibbiato per l'instancabile pigrizia nel fare manuale. Il conte, si sa, lavora intellettualmente. Fiero della sua provenienza ciociara, vive felicemente a Roma da tre anni, non mancando mai un ritorno al suo amato “paesello”.
Nell’assolata Sicilia, intanto, Guiff emetteva il suo primo vagito. Cresciuto al mare, tra una corsa e l’altra in bicicletta, è infine arrivato nella Capitale. Guiff non fa altro che parlare della sua terra!
Poco dopo sarebbe stato il turno di Mac, con le partite di pallone al Palazzuolo, al centro della città e le perlustrazioni del centro storico.
Brooks se ne stava (se ne sta ancora) beato, tra il buon vino e le allegre fraschette. I vicoli di Marino per lui non hanno segreti.



Un blog, in definitiva, attraverso il quale proiettare origini e cultura… e non solo.

Perché se c’è qualcosa di veramente indissolubile, nulla più dei legami con la propria terra.

 
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