giovedì 23 aprile 2009

Viaggio tra i personaggi alatrensi: il Conte Bebè

Dopo le efferate e ormai ahimè note vicende del “mandriano” di Castelliri ben documentate da “Striscia la Notizia”, che stanno a testimoniare la presenza di qualche personaggio strano nella provincia di Frosinone, ho pensato di percorrere le strade della mia cittadina Alatri, attraverso il racconto di alcuni signori particolari, che hanno accompagnato la mia adolescenza e non solo la mia, e che con essi volenti o nolenti si aveva sempre in qualche modo a che fare....qualcuno che non c'è più e che non si può non ricordare.
Come se chi non rimembrasse atti o particolari di questi signori non sia vissuto nella sua città. Una maniera come un altra, o forse una maniera un pochino particolare per raccontare Alatri e la sua gente a tratti esilarante. Poi che ogni città luogo o paese che sia abbia i suoi “simboli” è cosa nota, ma è ancora più risaputo il fatto che ognuno è legato particolarmente ai suoi personaggi un po folcloristici e che li ritenga “migliori”, nel modo più scherzoso si possa intendere, rispetto ad altri. C'è anche chi però riesce in qualche modo a non calare nell'oblio, a non essere dimenticato pur trascorrendo una vita solitaria, pacata, quasi mai sociale.
Ed è proprio da qui che vorrei iniziare il mio racconto, da un uomo che ha incarnato in pieno quella che può essere definita un'asocialità distinta, più voleva starsene solo e più lo si notava. Parlo del Conte Bebè, all'anagrafe Umberto Del Vescovo. Sicuramente uno dei più suggestivi personaggi della nostra città in epoca recente. Tanti i ricordi che ho di lui, il suo portamento impettito, i suoi abiti da altri tempi, degli occhialoni calati su un naso importante ed un passo lento e solitario. E le sue medaglie su tutta la giacca??? Ma quante ne aveva?? Tante! Difficile stabilire dove e quando le avrebbe meritate. Si diceva di lui che fosse un nobile, un aristocratico che coprì ruoli prestigiosi nella sua vita, tra i quali ricorreva sempre nelle menti e nei racconti degli alatrensi quello di custode del Duomo di Siena. Il suo bastone che lo accompagnava nelle passeggiate tra i vicoli della mia città era sicuramente il tratto distintivo del nostro Conte Bebè. Quante se ne dicevano su quel pezzo di legno. Si asseriva addirittura che
il famigerato bastone avesse un valore economico quasi inestimabile. Stesso discorso per l'ipotetica collezione d'arte ben preservata nella sua dimora. Il bastone, la cultura e l'aria di chi si faceva sempre i fatti suoi.
Pochi ingredienti per entrare a far parte dei ricordi indelebili dei suoi concittadini. E di chi scrive ovviamente. Morì nella sua dimora nel centro storico quasi novantenne. Le sue lente passeggiate restano tutt'oggi vive nelle menti dei suoi concittadini. Un uomo nobile, mai esilarante, ma non per questo meno “coccolato” dai più.

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